domenica 24 agosto 2014

Recensione: Il fu Mattia Pascal

Titolo: Il fu Mattia Pascal
Autore: Luigi Pirandello
Pagine: 222
Prezzo di copertina: 9.00 euro
Editore: Mondadori
Trama:
«Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.» Ma anche la certezza del proprio nome dovrà svanire ben presto nella vita del bibliotecario Mattia Pascal. A lui il caso ha dato una clamorosa possibilità: azzerare il proprio passato e cominciare una nuova vita. Moglie, suocera e amici lo riconoscono nel cadavere di un suicida e lo credono morto. Ricco grazie a una vincita al gioco, può rifarsi una nuova vita e inventarsi il ruolo di Adriano Meis. Ma la libertà appena acquisita si rivela in realtà una ferrea prigione... Il romanzo capolavoro di Pirandello, pubblicato nel 1904, un umoristico e grottesco scandaglio della realtà piccolo-borghese che evidenzia l'impossibilità per l'uomo di essere davvero artefice del proprio destino.

Recensione:
Vivere due vite. Essere due persone. Sembra una specie di sogno; potrebbe significare riavere le opportunità perse, fare esperienze brillanti, conoscere gente ma no. Se nel tempo necessario per vivere una sola esistenza sei costretto a sdoppiarti; pieno di dubbi, di ricordi Mattia Pascal rimane sommerso dalle bugie che è costretto a dire per costruirsi la sua identità di Adriano Meis.
Si viene sommersi dalla completa euforia quando si sente la possibilità di libertà; una parola dolce, come la speranza, ma ingannevole. Avere una casa -un rifugio dove tornare, una famiglia -delle persone d'amare, una moglie -un'anima da difendere, dei figli -bambini da crescere, non significa esser prigionieri della vita ma avere solidità. Se invece vuoi spiccare il volo le sicurezze non le porti via con te: ne fuggi senza realizzarlo. Un gioco del destino. Che può essere sempre dalla tua parte ma non basta; la necessità di affetto non può essere rimpiazzata.
Il protagonista dell'opera di Pirandello lo sa. L'impassibilità da parte della moglie, l'ostilità della suocera, la sconfitta di non far sopravvivere le proprie creature e una situazione finanziaria poco stabile lo portano a limite dell'euforia nel momento in cui l'occasione di allontanarsi gli si presenta.
La sua prima morte, come si dice. Un colpo di fortuna. Vincite di ingenti somme di denaro a Montecarlo. Secondo colpo di fortuna. Ma ce ne saranno altri, per questo pover'uomo, destinato a stare solo nella vita?
Non può tornare al suo nido e nemmeno costruirselo. Il bisogno di una famiglia però è un pallino fastidioso, nella sua mente.

Ma la vita perché gli ha giocato degli scherzi così favorevoli? Poco credibili, in un romanzo dal carattere realistico. E qui cito Pirandello, che Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All'opposto di quelle dell'arte che, per parer vere, hanno bisogno d'essere verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità. Chi mai potrebbe non riconoscere il proprio caro? E inoltre chi fuggirebbe in cerca di una disperata fortuna? Beh. La ragione spinge a non far tutto ciò ma gli uomini non sono certo sempre razionali. E quel che può sembrare ai limiti dell'assurdo si rivela reale. Ne abbiamo le prove; vicende simili alle disavventure del nostro Pascal. Che a pensarci non sono le più improbabili; si può soltanto riflettere su certi padri che uccidono i propri figli, che sono parti di loro. Non è questo assurdo? Ai limiti del reale? Eppure...
Ecco. Il fu Mattia Pascal fa insinuare nella mente di un lettore nella media; con una vita normale e nessun istinto omicida, la paura dell'assurdo che non è realmente tale. Pure il timore di restare rinchiusi nelle proprie bugie è terribile, il lettore ne risente. Quasi che ogni bugia potesse essere una catena che ti trattiene dall'agire; una catena e non puoi comprare una casa. Un'altra e la speranza di amare una donna sparisce. E l'ultima, la sicurezza di rimanere senza amici è l'orrore più assoluto.

Visione innovativa e fuori dagli schemi, quella dello scrittore siciliano. Il romanzo è di una scorrevolezza impressionante per essere un classico, si intende: ovviamente se prendo in mano un libro di Geronimo Stilton lo finisco quanto prima. Prima di intraprendere la lettura della storia mi ero letta su Wikipedia tutta la pagina inerente all'autore: vita, opere, pensiero... che mi hanno aiutato ad apprezzare ogni pagina per la sua coerenza col pensiero di Pirandello. Già da giovane lo scrittore si mostrò interessato alla filosofia, seppur credendo che la 'bestia' che risiede in ogni umano -istintiva e brutale- potesse sopraffarla.
Le sue idee si concentrano tutte sull'identità della persona, che non è una soltanto, ma tante quante sono le persone che ci circondano, o almeno le circostanze.
Ne ''Il fu Mattia Pascal'' la crisi dell'identità viene affrontata tramite la teoria del lanternino, tramite il monologo dello studioso Paleari rivolto a Mattia. La piccola lampada rappresenta il sentimento umano, che non riesce ad alimentarsi se non tramite le illusioni, ma che altrimenti provoca l'angoscia del buio che lo circonda all'uomo, l'animale che ha il triste privilegio di "sentirsi vivere".
« [Il lanternino] che proietta tutto intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi purtroppo dobbiamo credere vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine da un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell'Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione? »
La scarsa fiducia nella religione fanno in modo che nel romanzo questa venga messa sotto una cattiva luce; una luce che ci fa credere che la religione voglia mantenere tutto nell'ombra, a discapito delle scoperte.
La crisi d'identità che si impossessa del protagonista è il perno attorno a cui ruota la storia. Nel momento in cui Mattia Pascal è costretto ad essere Adriano Meis i ricordi del primo non lasciano in pace il seguente. Ma quando Adriano vuole ritornare nella sua 'forma originale' ciò che è accaduto sotto le sembianze di Meis lo perseguita insieme ad un passato inventato.
Originale e dai contenuti a dir poco attuali. Le mie aspettative non erano particolarmente alte poiché ero convinta di non capire niente delle complicante idee dello scrittore ma sono riuscita ad entrare nell'ottica e da adesso ricorderò sempre le teorie particolari e piuttosto vere di Pirandello.

Consigliato a...
... chi ha voglia di un classico riempito di ragionamenti filosofici che si intrecciano con la storia ^^

Voto:















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8 commenti:

  1. Un libro meraviglioso sulla prigione creata dalle forme che costituiscono la nostra realtà sociale e che, quanto più cerchiamo di demolirle, tanto più ci perseguitano. Se hai amato questo classico e il suo autore, ti consiglio quello che per me è il suo più grande capolavoro: Uno, nessuno e centomila... fra l'altro vedo che anche tu hai associato il pensiero dell'autore ai dipinti di Magritte, come ho fatto nella mia recensione e, anni fa, nella tesina di maturità! :)

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  2. Periodo di classici Francy??!! ^^
    Nonostante la letteratura italiana non faccia proprio per me, ho letto ai tempi delle superiori Pirandello...bellissima recensione come sempre! ^^

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  3. Ciao Francy, complimenti per la recensione! C'è un premio per te sul blog (http://libriecupcakes.blogspot.it/2014/08/the-very-inspiring-blogger-award.html).

    Un bacio,
    Michela

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  4. A me era piaciuto, ma non eccessivamente.

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  5. Bella recensione Francy. Io adoro Pirandello. L'ho amato subito, al liceo, e tutt'ora ogni tanto rileggo qualche cosa :-)

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  6. Bellissima recensione, e sono d'accordo con te, anche io avevo paura di non capirci nulla, ma in realtà lo scrittore riesce a portarti miracolosamente nelle sue idee rendendole anche un po tue. A me di Pirandello è piaciuto moltissimo anche uno nessuno e centomila, forse è il mio libro preferito fra i suoi ^.^

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  7. ciao
    mi piace la tua recensione. Libro che ho letto ai tempi delle superiori , poco tempo fa ho riletto questo libro e devo dire che mi è piaciuto.

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  8. Beh si mi è piaciuta la parte quando appare Valentino Rossi

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