martedì 2 dicembre 2014

Recensione: Lettera ad un bambino mai nato

Autore: Oriana Fallaci
Pagine: 104
Prezzo di copertina: 10.00 euro
Editore: Rizzoli

Trama:
Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l'età né l'indirizzo: l'unico riferimento che viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell'attimo in cui essa avverte d'essere incinta e si pone l'interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l'amore una parola dal significato non chiaro

Recensione:
Vorrei ricordarlo a distanza di anni. Che le parole toccanti della donna mi rimanessero dentro; non devono rimanere per forza nel cuore; se mi lasciassero solamente un'ombra soffusa nella parte più remota del mio cervello sarei contenta lo stesso. Poiché gli insegnamenti sono così tanti e così profondi che una piccola parte di essi può bastare a portarti a riflessioni tanto più complesse quanto più sei matura. 
Ed io non credo di essere grande a sufficienza per sapere cosa significhi essere quel tipo di donna che deve essere coraggiosa non solo per se ma anche per quell'essere indifeso che ha portato in grembo per nove lunghi mesi: insomma, non conosco cosa voglia dire essere mamma.
Per questo vorrei che quando avrò l'età adatta, io abbia ancora in testa le frasi di Oriana Fallaci; per ricordare i suoi dilemmi, i suoi dubbi... per farli miei -sì- ma ricordando che l'amore è più forte di tutto.
Leggendo mi sono sentita piccola; di un indifeso indescrivibile, quasi che la vita non mi avesse ancora raccontato niente. E forse è davvero così, non so niente del mondo e della sua crudeltà. Ma se nemmeno la giovane donna che è la protagonista -dopo una vita di esperienza- sa il significato del termine ''amore'' e conosce il vero significato della vita non ho da disperarmi per essere ottusa; è l'essere umano che non sa.

''Lettera ad un bambino mai nato'' fu pubblicato nel 1975 dalla giornalista che si è sempre ostinata a negare il fatto che si trattasse di un romanzo con tratti autobiografici, nonostante lei abbia perso un bambino ed abbia avuto una travagliata storia d'amore proprio durante quel periodo della sua vita.
Sono passati trentanove anni da quel fatidico anno ma i lettori continuano a farsi commuovere dalle pagine dell'ormai defunta scrittrice, morta nel 2006.
Scritto in un'epoca in cui la donna non ha una vera indipendenza, il romanzo ha comunque caratteri ancora reali e innegabilmente facenti parte della NOSTRA vita, uomini e donne del duemilaequattordici.
Donne, soprattutto. E' un libro quasi sessista, scritto 'da una donna per altre donne' - come ci tiene a sottolineare la Fallaci. Ciò sottintende che il sesso maschile non è in grado di capire la complessità della nostra mente contorta; se loro tendono a semplificare eccessivamente le situazioni noi le ingrandiamo a dismisura. In questo caso la sensibilità femminile è risuscita a trattare temi fragili come fili d'erba quasi fossero preziosi tesori da custodire nel nostro bagaglio di esperienze di donne.
Sia chiaro, non sto vietando a nessun lettore maschio di intraprendere la lettura ma la ragazza è più spinta a farlo, poiché parla di lei e di situazioni che potrebbe dover aver la forza di affrontare.
Ciò mi ha spronato a leggerlo; l'interrotta riflessione sull'ESSERE donna e VIVERE come tale. 
Qui sotto vi lascio lo spezzone in cui mi ero imbattuta pochi giorni prima di scegliere Lettera ad un bambino mai nato come mia successiva lettura, è pieno di patos - sembra fatta per esser recitata a teatro.
''Sarai un uomo o una donna? Vorrei che tu fossi una donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto d’accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: «Ah, se fossi nata uomo!». Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicare l’assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell’Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che donna da cui fu partorito fosse un’incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. 
Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata. Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. E’ solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto ad urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi. Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino. E spero che tu non dica mai ciò che dice mia madre. Io non l’ho mai detto… Il cuore e il cervello non hanno sesso. Nemmeno il comportamento. Se sarai una persona di cuore e di cervello, ricordalo, io non starò certo tra quelli che ti ingiungeranno di comportarti in un modo o nell’altro in quanto maschio o femmina. Ti chiederò di sfruttare bene il miracolo d’essere nato…''

Che il bambino di cui si parla non nascerà mai non è un mistero; già il titolo elimina ogni sorta di dubbio; l'intento non è di trattare la perdita e il dolore di un figlio mai conosciuto ma il significato ultimo del volume è il significato dell'esistere. Del nascere.
E' la donna impaurita dal potere che la natura gli ha donato che comincia a domandarsi se ha davvero senso dare alla luce un figlio se l'unico fine della vita è il morire. La protagonista si chiede perché mai qualcuno vorrebbe venire dal nulla per poi tornare al nulla, dopo aver attraversato una serie di esperienze vuote di tutto fuorché di dolore.
I dubbi sono tanti, troppi da affrontare per una donna sola e vittima di pregiudizi che non fanno altro che farla sentire inadeguata ad essere madre.
E la donna si rivolge proprio al figlio che porta in grembo, quasi a prepararlo all'esistenza che lo aspetta. La vita è come una guerra; è faticosa. I momenti gioiosi sono rari e si pagano caro; perché si dovrebbe mettere al mondo un bambino per fargli ciò? Il nascere potrebbe essere una condanna, non un dono
Ma ancora peggio è non esistere; la sofferenza è da preferire al nulla perché significa ''esistere'', che tu ci sei, che noi ci siamo. 
A tratti dalle sfumature pessimistiche, Lettera ad un bambino mai nato rimane un'inno alla vita, scritto per celebrarla attraverso il racconto della vita mancata di un esserino indifeso che non ha avuto la possibilità nemmeno di nascere.

Consigliato a...
... chi non ha paura di sentir parlare di  temi importanti quali l'amore, l'aborto e la maternità

Voto:

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14 commenti:

  1. Ne ho sentito parlare molto, ma non lo so.. PEr quanti mi ispiri non sono ancora riuscita a comprarlo.

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  2. è uno di quei libri da sempre in WL, ma anch'io ancora non lo compro...! lo farò..? ^_^ chissà

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    1. Uhhh io ne ho tanti di libri in questa ''situazione'' :3

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  3. Sì a volte non far nascere quel bambino può equivalere a dirgli che lo si ama, proteggendolo così da ogni doloroso ostacolo in cui potrebbe incappare...
    Ne parli in maniera splendida, deve essere proprio un inno con la I maiuscola. Ho l'ebook ma non ho il coraggio di iniziarlo (anche se ho già letto Nessuno sa di noi)

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    1. Concordo con la tua frase ♥ Sono quei temi delicati che secondo me non capisci fin quando non ci sei dentro :3
      Eh sì, è un Inno davvero! Non preoccuparti, non c'è bisogno di avere così tanto coraggio perché -come avrai constatato probabilmente dall'altro libro- lo stile è diretto ma mai troppo

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  4. letto tanti anni fa, un libro che scuote l'anima...bellissimo

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  5. Questo libro non l'ho ancora letto, ma ne ho letti altri della Fallaci (e ho intenzione di leggere quelli che mi mancano, piano piano). E devo dire che ogni suo libro lascia impressioni forti, spunti di riflessione che sono dolorosi ma spesso necessari, anche solo per darci una prospettiva in più, un nuovo punto di vista o per scuoterci dentro :)

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    1. Io ho letto soltanto questo ma è vero: mi ha lasciato impressioni fortissime! ♥

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  6. l'avevo letto al liceo e ricordo che mi era piaciuto, non mi spiacerebbe rileggerlo ora dopo tanti anni da un'altra prospettiva.

    Hai letto Un uomo? a me era piaciuto tantissimo

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    1. No, non l'ho letto *--* Non so nemmeno di cosa parla! Grazie mille per avermelo fatto scoprire ^^

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  7. è la biografia di panagulis, l'uomo che ha amato la Fallaci

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