venerdì 20 marzo 2015

Recensione: Uscita per l'inferno

Autore: Stephen King
Pagine: 586
Prezzo di copertina: 9.90 euro
Editore: Sperling & Kupfer

Trama:
Un uomo come tanti. Una vita regolare, un buon impiego, una moglie affettuosa e una tragedia con cui convivere, da quando l'unico figlio non c'è più. Da allora George e Mary hanno cercato di riprendere un'esistenza normale, ma in realtà niente è più come prima: qualcosa in George si è spezzato per sempre. Così, quando viene informato che la sua villetta, la sua ditta, l'intero quartiere in cui abita saranno spazzati via da un inutile prolungamento autostradale non ha dubbi e si schiera a fianco dei condannati a morte. Ambientato ai tempi di un'indimenticabile crisi energetica, nell'America angosciata e impaurita dal futuro, un romanzo duro e incalzante di Stephen King firmato con lo pseudonimo di Richard Bachman.

Recensione:
Il titolo originale -Roadwork- è l'incipit stesso del romanzo, che dimostra come siano le cose inaspettate o quelle più banali a sconvolgerci la vita. In questo caso George è stato travolto dall'autostrada che passerà nel suo quartiere residenziale e nei pressi dello stabilimento della lavanderia in cui lavora: ed in una sola mossa la sua vita viene distrutta, rappresentando il colpo di grazia dopo la perdita del figlio Charlie, avvenuta pochi anni prima.
Una vita regolare può essere l'inizio di una vita di pazzie: una dolce moglie dalla quale si sente sempre più lontano -come pezzi logorati di un puzzle che purtroppo non si possono riassemblare-, un lavoro che non sente più suo nonostante abbia rappresentato la sua stessa esistenza fin da giovane, l'eterno dolore di due figli mancati -uno morto prima di vedere la luce, l'altro che è riuscito a godere di essa per un tempo sufficiente a farsi amare dai genitori ma non sufficiente per crescere. E quella casa, quell'abitazione tanto nella norma quanto speciale per lui, da cui adesso si vede scacciato
Sembra difficile capire uno psicopatico -poiché è questo quel che è il nostro protagonista- ma in realtà ci sono piccoli dettagli che chiunque abbia un cuore può capire.

Non è forse importante il luogo in cui viviamo? Non siamo legati al cuscino sul quale ogni notte posiamo la testa? A quel mobile dove hai sbattuto la piccola testa di neonato? E che dire dello specchio che ogni giorno ti rivela il tuo viso? Scommetto che tu -Lettore- stai ricordando con nostalgia questi elementi così banali per il resto del mondo ma tanto importanti per te perché ti completano e ti spiegano cosa ti ha reso ciò che sei oggi. Adesso non provi empatia per quest'uomo che si è trovato spogliato dalla sua vita e addirittura da ciò che la raffigurava?

Attraversare il viaggio verso la completa follia insieme a George non è stato facile. Ragionare con la mente di un pazzo, seguirlo in decisioni assurde e vedergli compiere quelle azioni che non condividi ma che ERI SICURA avrebbe fatto... Questo libro è piuttosto prevedibile, lo devo ammettere! Un uomo che odia la vita, che compra proietti, bombe, droghe, si barrica in casa e si domanda di continuo se suicidarsi sia un peccato non può che fare una brutta fine; riuscite -senza che io vi faccia qualcosa che possa assomigliare lontanamente ad uno spoiler- ad intuire che fine faccia.
Mi avevano detto che non era il giusto libro per avvicinarmi al Re dell'horror perché nella trama non c'è traccia di orrore nel senso più ampio del termine e soprattutto per il semplice motivo che lo stile utilizzato sembra quasi non appartenere a Stephen King.
Un autore stimato per la sua capacità di comunicare emozioni, di trattare grandi problemi dell'umanità qui pecca un po'; non posso far confronti con altre sue opere ma spero di poter confermare le mie supposizioni, basate su opinioni di lettori che si sono avventurati in molti più di qualche libro dello scrittore americano.
Mi prenderete per stolta; lo so che si parla della fragilità dell'uomo, di quanto instabile possa essere la sua vita, di cosa porti a fare la pazzia e del fatto che a volte è proprio lo stesso uomo ad essere causa dei propri mali ma è quasi come se tanti elementi miscelandosi dessero origine al nulla; un nulla che non riesco a connotare: sarà positivo -sottolineando che è difficile entrare nella mente di noi umani senza diventar pazzi a nostra volta- o negativo -un difetto che un grande scrittore può anche fare?

Sarà una recensione breve, come potete notare, ma -nonostante io abbia detto che l'insegnamento è poco chiaro- io ho ricavato le mie conclusioni, in una maniera o nell'altra.
Benché la storia non mi abbia coinvolto del tutto nel viavai fisico e mentale di George non nego che mi abbia segnato.
'Uscita per l'inferno' è icona della degenerazione, in ogni sua forma. La pazzia è la principale, quella che porta l'uomo addirittura allo sdoppiamento della sua stessa personalità, quasi ragionasse con due cervelli distinti e provasse emozioni con cuori di dimensioni differenti, combattuto da sensazioni forti da farlo esplodere.
Successivamente la follia si dirama, manifestandosi in forme inimmaginabili per una mente sana. Per quale motivo si deve far fronte al dramma della perdita di un lavoro? Perché spingere la vita a terminare, chiudendo ogni sua manifestazione più pura?
Ed ecco che riflessioni non da poco vengono emanate dal lettore e ciò è possibile soltanto se le parole scritte sulla carta escono dalla penna di un grande della letteratura di cui vorrei presto leggere un'altra opera, nonostante non sappia quale. Fatevi avanti se avete qualcosa da consigliarmi
Dopo aver imboccato l'uscita per l'Inferno insieme a George non so ancora se consigliarvi o meno questo romanzo; non posso dirlo perché -a detta di molti- ci sono libri più interessanti. Ma se siete affascinati da un misero uomo che si ritrova sopraffatto dal dolore e dalla vita stessa potete avventurarvi brutalmente anche voi lungo la scia della pazzia del protagonista.

Voto:












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