giovedì 2 aprile 2015

Recensione: Città di carta

Titolo: Città di carta
Autore: John Green 
Pagine: 396
Prezzo di copertina: 9.90 euro
Editore: Rizzoli 

Quentin Jacobsen è sempre stato innamorato di Margo Roth Spiegelman, fin da quando, da bambini, hanno condiviso un’inquietante scoperta. Con il passare degli anni il loro legame speciale sembrava essersi spezzato, ma alla vigilia del diploma Margo appare all’improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un’avventura indimenticabile.
Forse le cose possono cambiare, forse tra di loro tutto ricomincerà. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di uno dei suoi viaggi on the road che l’hanno resa leggendaria a scuola. Ma questa volta è diverso. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l’ultima.


Un miracolo prima o poi capita a tutti. Che sia un'occasione irripetibile, che sia una persona che bussa alla tua porta e ti riporta il sorriso in viso, che sia un piccolo nuovo esserino che diventa parte della famiglia o che sia un evento che porterai per cuore tutta la vita.
Il miracolo di Quentin è stato Margo Roth Spiegelman. Non sarò mai colpito da un fulmine, non vincerà un premio Nobel. non diventerà il direttore di un piccolo Stato delle Isole del Pacifico, non gli verrà un tumore maligno a un orecchio, non morirà per combustione spontanea.
Nel momento in cui ha pronunciato per la prima volta queste parole ancora non sapeva quanto questo miracolo sarebbe stato davvero tale; Margo conduce Quentin attraverso il mondo come lo vede con i suoi occhi. Lo porta nella sua Città di carta, trasmettendogli le sue emozioni così diverse dalle sue.
Vedere Orlando dall'alto per il ragazzo è una meraviglia. Significa vedere tutti quei dettagli che messi insieme danno il suo paese; i segnali di STOP, le stradine tortuose, la scuola, Disney World... Gli da l'emozionante impressione che sia un posto vero, la vedi come qualcuno un giorno l'aveva immaginata. Ma per Margo non è così.
Secondo lei le cose sono più brutte viste da vicino ed è proprio da lontano -non vedendo i difetti precedentemente scorti- che ti rendi conto di non poter comprendere fino in fondo la verità delle cose: dalla cima di un grattacielo comprendi che Orlando è falso. Tanto falso da essere di carta. Abitato di persone di carta, pieno di oggetti di carta e di edifici di carta. E' tutto così fragile e sottile per lei.

Il modo di fare travolgente di Margo è l'opposto della tranquillità di Quentin, innamorato da sempre di questa ragazza dalla vita fatta di avventure a cui si stenta a credere. Non è invidioso di un'esistenza frenetica: abita nella noia e nella serenità insieme a padre e madre psicologi che hanno creato un perfetta atmosfera famigliare; e alla fine non è tanto male. 
Cresciuto in una società dove si vive in funzione di ciò che accadrà, non può far a meno di pensare al suo futuro. College, lavoro, matrimonio, figli e pensione. Quasi come se avesse una grossa agenda con obiettivi da raggiungere man mano che gli anni scorrono.
Margo no. Margo vive alla velocità dei secondi, non degli anni. Coglie ogni occasione per raccogliere adrenalina e per dimenticarsi delle persone di carta che la circondano: così false, così prevedibili.
Un continuo fuggire di casa alla ricerca di emozioni che sembra essere conseguenza della voglia di vivere. In realtà è solo sintomo di fragilità e di paura di rimanere intrappolati nel meccanismo rigido di una società che non sa cosa è importante. Fugge per scappare. Fugge perché non è la Margo che tutti conoscono -quella con le labbra piegate dal sorriso e gli occhi luccicanti di avventura- ma è la ragazza fragile in cerca della sua strada, che vive dentro le quattro mura della sua stanza.
Ci vuole coraggio per andarsene. Lasciare alle spalle il passato correndo in contro ad un futuro incerto è una delle scelte più difficili da prendere; ma Margo sparisce di nuovo. Non è come le altre migliaia di volte che è uscita dalla sua casa ma questo è soltanto il sereno Quentin a rendersene conto e a seguire le sue tracce. Mentre cerca Margo però trova anche se stesso
Un viaggio fatto di preoccupazione, ricordi e ancora preoccupazione accompagnerà il lettore per metà del libro ed ogni pagina troverà frasi che hanno in sé significati tanto grandi da aver avuto il bisogno di essere riassunti in poche ma intense parole.
Che il sempre è fatto di tanti adesso non lo sapevamo già? Ma ci eravamo mai soffermati realmente sul quel che ciò vuol dire? Se non cogli l'attimo oggi non lo farai né domani, né il giorno dopo né quello dopo ancora. Insomma, sarà per sempre così.
E non è da dimenticare il pezzo che ha fatto innamorare tantissimi lettori ancor prima di averlo tra le mani; quello che paragona ognuno di noi ad una nave. Poco poetico, direte voi, ma non è assolutamente come sembra; eccovi la citazione.“Ognuno all’inizio è una nave inaffondabile
Poi ci succedono alcune cose: persone che ci lasciano, che non ci amano, che non capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo male, gli uni con gli altri.
E lo scafo comincia a creparsi.
E quando si rompe non c’è niente da fare, la fine è inevitabile.
Però c’è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi.
Ed è solo in quel momento che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro.”
Città di carta è stato un romanzo di formazione; che mi ha fatto immedesimare a tratti in Quentin con cui condivido che la noia non è poi una cosa orribile -basi pensare al dolore, che è molto peggio-, la paura di trasgredire le regole e il fatto che anche io mi aspetto dagli altri che non siano se stessi: non significa non capirli ma soltanto credere che a volte si possano comportare nello stesso modo in cui faresti tu per poi costatare che non è così e rimanerci deluso.
E con Margo? Beh, sono molto più simile al tranquillo protagonista che a questa stravagante ragazza ma come lei sono una persona riflessiva e che pianifica tutto ciò che fa. Però sono contenta di non essere lei: sembra piena di gioia di vivere ma in fondo è dominata anche da tanta tanta amarezza.














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11 commenti:

  1. sono davvero curiosissima di leggerlo *-*

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  2. bella recensione, anche se green non fa per me ;)

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  3. Che bellissime parola Francy! ^_^ Sono felice che ti sia piaciuto... Anch'io l'ho adorato. Bellissima è anche la citazione delle navi... Pura poesia.

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  4. Preso e il fatto che tu l'abbia apprezzato mi fa venir voglia di iniziarlo subito ^_^

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  5. Devo assolutamente leggerlo!

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  6. Voglio assolutamente leggerlo!!!!^_^Deve essere bellissimo...non vedo l'ora di iniziarlo!:*

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  7. Ciao cara <3
    Anche io l'ho letto e recensito!E' uno dei libri più completi fra quelli di Green,almeno a parer mio.Bella recensione :*

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  8. Che bello! Mi incuriosisce molto! Per caso hai letto Alaska, sempre di John Green? Lo consiglieresti?

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  9. Devo assolutamente leggerlo, m'ispira tantissimo *^*

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  10. Dopo aver visto il trailer non vedo l'ora di leggerlo :3

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  11. Complimenti per la recensione! :)
    Era una vita che volevo leggerlo e sono riuscita ad iniziarlo proprio ieri! Evviva!!! Purtroppo i miei piani per ieri consistevano nel darmi alla lettura ma poi non è proprio andata così, quindi ho letto solo il prologo, ma sono contenta di averlo iniziato e non vedo l'ora di continuare la lettura! :)

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