mercoledì 8 aprile 2015

Recensione: L'isola di cemento

Autore: J.G Ballard
Pagine: 155
Prezzo di copertina: 7.50 euro
Editore: Feltrinelli


Quasi un adattamento postmoderno di Robinson Crusoe, con echi anche della "Tempesta" shakespeariana, "L'isola di cemento" narra del naufragio del protagonista Robert Maitland su un'isola di fabbricazione umana. Maitland è un uomo ricco, vive una vita borghese con tanto di moglie, figlio e amante. Ma un giorno, d'improvviso, dopo un tremendo incidente mentre è alla guida della sua splendida Jaguar, si ritrova imprigionato sullo spartitraffico dell'autostrada. Incapace di sfuggirne, deve trovare il modo di sopravvivere lì, ai confini dell'universo umano in un ambiente alieno e al di là della civiltà, e tutto quel che ha per farlo è quanto gli è rimasto dell'auto distrutta. Ma, via via che la situazione precipita, Maitland si adegua alla sua nuova condizione, scopre in sé una diversa consapevolezza e si convince che la sua nuova esistenza potrebbe non essere peggiore della precedente. Va avanti perciò nella scoperta dell'isola, con i suoi segreti e relitti del passato, con i suoi abitanti. Nell'Isola di cemento si ritrova il tema ricorrente nella poetica ballardiana dell'alienazione prodotta dalla tecnologia e dalla contemporaneità, che può spingere a preferire la sopravvivenza in condizioni estreme pur di ritrovare una libertà perduta nella società disumanizzata.

Robert Maitland è un uomo come tanti: architetto, ricco, moglie e figlio al seguito. Ha una di quelle vite che -vista da fuori- sembra quasi perfetta perché vivere nella monotonia della quotidianità lavoro-casa è rassicurante, quasi una dolce culla dove potersi rannicchiare e continuare a dormire per sempre. Un'esistenza banale ma stabile. Peccato che la stabilità non sia sempre una certezza; l'uomo a volte non si accontenta di quello che ha, nonostante sembri avere davvero tutto.
Ed ecco che Robert si trova intrappolato nell'isola di cemento, che non è altro un dirupo buio e selvaggio, non più lungo di duecento metri, nascosto alla vista delle auto che sfrecciano lungo l'autostrada. ''Ma siamo sicuri che sia possibile che migliaia di persone ti passino accanto senza rendersi conto di te?''; ecco la domanda che mi sono posta fin dal principio di questa disavventura.
Un viaggio dentro se stesso paragonabile all'improvvisa discesa agli Inferi di Dante; la selva oscura qui è rappresentata da quel che c'è oltre il guard rail.
Ballard ci racconta una storia apparentemente banale ma piena di allegorie nascoste tra parole moderne; la brutalità e l'istinto primordiale dell'uomo vengono incarnati da Proctor; questo personaggio che sembra un po' ''l'uomo delle caverne'' senza tanto cervello, incapace di comunicare, sempre allerta e ignorante. Si può affidare soltanto alla sua forza, che è una ripercussione della sua carriera da giovane in un circo.
Tutte le pulsioni e i desideri sono rappresentati da Jane che non potrebbe essere altro che una prostituta. Ogni sera esce dal piccolo rifugio dell'isola e si reca in strada a iniziare il suo lavoro.
Personaggi attuali che hanno un tocco di vissuto con le loro debolezze e pennellate di vivacità di un altro genere di libri. Incarnando dei peccati non li ho apprezzati affatto, ma infatti non credo che l'autore abbia mai mirato a una cosa simile. Prior, Jane e a tratti anche Robert sono fatti per essere compatiti ma prima di tutto disprezzati completamente: tutto in loro è perfettamente umano -tipico dell'uomo-, di quel genere che però non sa controllarsi. 
Quando il tuo cuore non batte all'unisono con quello dei personaggi del romanzo non c'è niente da fare: la storia sembra non colpirti, non segnarti in nessun modo. Ed ecco cosa mi è capitato. Purtroppo.
Avrei dovuto amare forse l'ignoranza di Prior? O la falsità di Jane? O addirittura la follia di Robert? Impossibile. Non ce l'ho fatta. E così una storia fatta per lasciarti insegnamenti importanti non ci è riuscita; a volte il problema sta nel lettore e questa mi sa che è proprio una di quelle. 
Non posso consigliarvi un libro simile nonostante riconosca che l'autore sia bravissimo a evocare immagini e a far capire ogni singola allegoria a chi legge. 
Se riuscirete a entrare nell'ottica giusta, senza porvi troppe domande (sbaglio mio :3) forse potreste apprezzare un modo tanto particolare ma anche piuttosto vicino a noi, se letto con la chiave giusta.


















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4 commenti:

  1. ne avevo sentito parlare, grazie per la tua opinione: depennato! :*

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  2. non conoscevo questo libro, devo dire che non m'attira tantissimo. chissà

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Ciao! Ti ho taggata sul mio blog per il Libester Blog Award :D
    Ti aspetto ^-^

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