domenica 5 luglio 2015

Recensione: La memoria dell'acqua

Autore: Emmi Itaranta
Pagine: 280
Prezzo di copertina: 16.00  euro
EditoreFrassinelli


Ci sono segreti che vanno trasmessi di generazione in generazione, come una ricchezza. Questo romanzo comincia così, con un antico segreto che un padre consegna nella mani della figlia diciassettenne. Noria è nata in una famiglia di maestri del tè, e sa che è giunto il momento di apprenderne i riti e le tradizioni. Sa anche che nel mondo in cui l'umanità si è costretta a vivere un futuro non lontano in cui la terra non è che un arido paesaggio bruciato dal sole - il segreto che la sua famiglia custodisce è ancora più prezioso. Perché solo i maestri del tè conoscono l'ubicazione di sorgenti segrete d'acqua, un bene ormai ridottissimo. Sorgenti sconosciute perfino al regime del Nuovo Qian, che domina l'Unione Scandinava e ne amministra con la violenza le poche risorse rimaste. Ma i segreti, specie in un mondo disperato, non restano tali a lungo. E Noria, dopo la morte del padre, quando ormai il regime sospetta di lei e dei suoi, si troverà costretta a scegliere se conservare quel segreto, o tradire la sua famiglia e perdere tutto ciò che le generazioni passate le hanno trasmesso.


La chiamano ''Oro blu''. Quell'elemento che ci compone, che ci scorre dentro il corpo e senza il quale non potremmo vivere, quella sostanza dalla trasparenza tanto particolare da creare magici paesaggi di mare o di montagna, quel liquido così mutevole da avere forme per ogni temperatura. La chiamiamo più comunemente ''Acqua''. Acqua è sinonimo di vita, perché quando chiudiamo per sempre gli occhi ce ne priviamo pian piano, man mano che la morte si impossessa di noi, perché se non l'abbiamo la sete ci divora, logorando una funzione vitale dopo l'altra finché il nostro essere non appare più vivo. 
La memoria dell'acqua è una denuncia. Forte e poetica. Parla di quel che potrebbe accadere se il nostro menefreghismo continua a rimanere uguale, non dando segni di interesse davanti allo scioglimento dei ghiaccia, alle piogge acide che invado le città del nord del mondo ecc... L'autrice ci conduce attraverso un viaggio nella nostra mente e nel futuro guidati da una buona dose di distopia e altrettanta di fantascienza; un percorso in cui i nostri occhi sono capaci di immaginarsi un'ambientazione che ha punto di forza non trascurabile: un paesaggio che fa male al cuore, che lo opprime per la sua possibile veridicità futura. 
Circondata da un paesaggio arido, seccato dal sole che splende minaccioso in cielo che non accoglie pioggia da tempo, che ricorda malinconiche pianure giapponesi e rocce scavate dai ghiacciai ormai sciolti dei Paesi del Nord, vive Noria. Una diciassettenne come le altre almeno fin quando tutto il peso dei segreti che circondano i maestri del tè non cade sulle sue spalle: una sorgente di cui solo i discendenti degli antichi maestri sanno l'esistenza. Un velo di mistero discende sulla ragazza nel momento stesso in cui dovrà affrontare ogni problema da sola o al massimo in compagnia di Sanja, per lei quell'amica che c'è sempre stata quando ne aveva bisogno nonostante le differenze tra di loro e benché la precedente condizione più agiata di Noria costringesse le due a momenti di silenzio imbarazzati; quegli istanti in cui parlare potrebbe essere peggio che non farlo ma che ti allontanano molto più di quanto la distanza sia capace di fare. Un rapporto burrascoso reso tale proprio dal silenzio, un'amicizia difficile da interpretare.
Noria mi ha colpita per la sua profondità; per le riflessione che la rendono più matura delle sue coetanee dimostrando l'importanza del coraggio, della determinazione, della lealtà e della solidarietà. Essendo un romanzo scritto in prima persona i pensieri della protagonista corrispondono alla poesia che caratterizza tutto il romanzo, del quale ho trovato meravigliosi molti passi. Hanno quel tocco magico che soltanto una scrittrice con tanta sensibilità può avere, ora ne condivido una minima parte con voi, Lettori.
I segreti ci scavano come fa l'acqua con la pietra. In superficie non accade niente, ma le cose di cui no possiamo parlare con nessuno ci logorano e ci consumano, e un po' alla volta la nostra vita ci si adatta, e ci si conforma.
I segreti divorano i legami tra le persone. A volte crediamo che possano persino costruirli: se lasciamo che un altro abbia accesso a quello spazio silenzioso che un segreto ha creato al nostro interno, ecco che là dentro non siamo più soli. 
Io credo che sia possibile cambiare la superficie delle cose mantenendone intatta l'essenza, così come è possibile conservare le apparenze mettendo a nudo il nocciolo del senso.
Ci sono ferite che si rimarginano da sè. Non è il caso di riaprirle.  
La memoria dell'acqua mi ha lasciato un segno. E' la semplice storia di una ragazza che ha provato a salvare l'acqua e a eliminare la sete di tutta la sua cittadina; non è sempre importante vedere come va a finire poiché a volte il percorso insegna molto più del risultato. Noria mi ha insegnato che si può essere maturi pur non essendo grandi e che -al contrario- ci sono adulti che, con la loro arroganza, dimostrano di non essere mai cresciuti sul serio. 
Ed ecco come l'acqua può essere 'oro' anche nei racconti. Diventa preziosa nel cuore del lettore che comprende la sua importanza nella sua vita



Voto:













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4 commenti:

  1. Mi hai interessato moltissimo con questo libro!
    Lo metto nell'elenco dei desideri in attesa del gruzzoletto.....
    Ciao!

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  2. Che bella recensione :) Questo libro mi è stato regalato per il compleanno, e credo proprio che lo leggerò questa estate.

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  3. Non conoscevo questo libro, ma mi incuriosisce molto e lo aggiungo alla wishlist!

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