venerdì 17 luglio 2015

Recensione: Luminusa

Titolo: Luminusa
Autore: Franca Cavagnoli
Pagine: 168
Prezzo di copertina: 18.50  euro
Editore: Frassinelli

"Lopadosa, Lipadusa, Lampedosa. Il nome deriva da una radice greca che significa luce, fuoco. Così mi ha detto qualche giorno dopo il responsabile dell'archivio storico dell'isola. A poco a poco m'è entrata sotto la pelle. Così com'era. Luminusa." Ha un nome che evoca la luce, il fuoco, e nelle giornate limpide ti sembra di percepire la grana dell'aria - argento puro. In fondo al suo mare, che ha tutte le sfumature del verde, dell'azzurro e del blu, giacciono ventimila morti senza nome, ammazzati. Di loro restano a volte tracce dilavate dalla salsedine: un sandalo infradito a rombi bianchi e neri comprato al mercato di Sfax, la foto di una sposa dalla pelle nerissima in abito di pizzo bianco, un rotolo di lettere in tigrino, una cassetta di Bob Marley. Ed è qui, a Lampedusa, che Mario, con malinconica determinazione, è venuto ad affrontare il suo segreto senso di inappartenenza e l'incertezza del futuro. Come se raccogliere quelle tracce in un minuscolo museo e salvaguardarne la memoria con didascalie in versi scritte su fragile carta velina potesse rendere più tollerabile la disillusione. Come se solo a Lampedusa, crocevia di destini, di strazio e di solidarietà, fosse possibile rispecchiarsi in chi ha osato cercare la salvezza su un barcone, e tornare a sperare. Con "Luminusa", Franca Cavagnoli ci costringe a guardare con altri occhi alla terra promessa di Lampedusa, alle tragedie e agli sbarchi che affollano le cronache...

Puntuale come un colpo di vento che rinfresca un’afosa giornata estiva Luminusa vuole correggere ma soprattutto aprirci gli occhi su un problema talmente attuale e vicino a noi che sembra paradossale vederlo ancora soltanto dalla nostra prospettiva: quella italiana. La Cavagnoli infatti affronta, con una sensibilità che pensavo potesse essere dimostrata soltanto da un immigrato, la gravissima faccenda che sta facendo di Lampedusa –ma anche una gran parte dell’Italia- un cimitero di speranze, sogni vani di persone che –scappando dal loro paese e dalla guerra- sognavano l’Europa come il posto ideale per ricominciare una nuova vita senza influire su nessuno oltre che su loro stessi. Ma purtroppo la realtà è ben diversa. Cosa può spingere un uomo ad andare incontro a una possibile morte? Soltanto la morte certa condita con una buona fiducia nel diverso, in quello che lo attende. Se fosse solo uno… non è così. Le anime che partono sono migliaia. Quelle che arrivano molte meno. Ma sempre troppe per essere ospitate in un Paese che non trova spazio nemmeno per i propri cittadini. Ed ecco il problema. Un problema che, in questa recensione, prenderemo in considerazione considerando solamente Lampedusa, cioè escludendo la politica europea e le gravi conseguenze per l’Italia, abbandonata dai membri dell’Unione.

Riavvolgiamo di qualche anno il nastro del tempo. Ora siamo nel 2011. E l’emergenza sbarchi non può essere trascurata, soprattutto dagli isolani costretti a fare i conti con una realtà a cui non sono abituati. Prima il mare era soltanto acqua, con ogni sfumatura del verde e del blu, ma pur sempre solamente semplice acqua. Ora accoglie barconi dai colori più svariati, che non difettano certamente di toppe, di  sporcizia, di buchi. Non manca il nero, insomma. Quel colore che non può nemmeno essere definito tale perché inghiotte tutti gli altri. Inghiotte anche la vita. E il bianco, il bianco delle onde che si scagliano feroci contro le imbarcazioni, è il suo fedele compagno. Bianco e nero uniti per distruggere le ultime speranze di gente in fuga da un paese, popolazione che viene scacciata con veemenza dagli scontri armati.
Prima gli isolani guardavano il mare con gli occhi di chi sogna. Ora hanno gli occhi di chi teme. Di chi ha paura che, da un momento all’altro, un cadavere possa essere trasportato a riva o che l’emergenza costringa loro ad intervenire. La scrittrice riesce a far riaffiorare ricordi che nemmeno esistono, ma senza ombra di dubbio simili a quelli di chi ha subito la furia della guerra e l’impeto del mare sul serio. Vengono a galla anche un sandalo a rombi comprato in una terra lontana, un nastro di Bob Marley che con la sua musica allietava le giornate di chi era circondato dalla guerra, una foto di una sposa dalla pelle nera e dall'abito bianco, la macchinina di un bambino che poteva essere l’unico suo giocattolo. E dei più fortunati arriva anche la vita, un’esistenza che poi raccontano a chi ha reso possibile concederli un’altra chance in terra straniera: gli isolani.
Tra questi c’è Mario. Giovane studente di scienze politiche a Milano, ormai disilluso a causa di una società che non dà spazio alla speranza. A Lampedusa riesce a scavare dentro se stesso grazie a un minuscolo museo, una sola stanza che ospita il peso di tante vite di immigrati, forse mai giunti a destinazione. Mario, grazie alla sua forte empatia e la capacità di scrivere in maniera poetica, ha il grande compito di far tremare e commuovere i visitatori accompagnando ogni oggetto con una didascalia scritta sulla carta velina. Un materiale leggero poiché il contenuto gravoso di per sé. Nonostante il vortice di dubbi che lo stritola sempre più, comprende benissimo il bisogno dell’isola, la vera protagonista del romanzo, i cui cooprotagonisti sono le storie che vengono dal mare. L’autrice gli mette in bocca parole preziose, frasi che non riguardano necessariamente l’immigrazione; semplici dati di fatto come Si può proteggere chi è vulnerabile senza bisogno di rinchiuderlo dentro i recinti come una bestia o La rabbia è uno scudo per proteggersi, per non ammettere con se stessi che una cosa ci fa soffrire o ancora –e poi per il resto vi lascio il piacere di leggere il libro- Se due persone hanno condiviso un dolore possono andare avanti. L’importante è non recriminare, non rinfacciarsi il passato. Ripartire da lì, da dove sei, con il tuo dolore che ti ha fatto diventare un altro.
Una delle cose belle di quei giorni è stato vedere come i bambini dell’isola hanno familiarizzato con i bambini dei migranti. Hanno condiviso trenini e bambole, macchine e trottole. Portavano fuori le coperte del lettino dei fratelli più piccoli o la loro giacca a vento, la felpa. Accompagnavano la mamma quando usciva col tegame pieno di pasta con le sarde, col pentolone con dentro i maccheroni al sugo o il couscous. E loro reggevano il cucchiaione di legno o il mestolo. E si fermavano a mangiare fuori pure loro, seduti sul bordo del marciapiede, sugli scalini della chiesa, per terra.
Un breve estratto di ciò che accade. O almeno della parte buona, quella piena di amore verso il prossimo e di innocenza, che soltanto i bambini ancora posseggono. Vorrei che di Luminusa se ne fosse parlato di più al momento della sua pubblicazione, vorrei che fosse diventato un best-seller per i suoi contenuti attuali affrontati con delicatezza e con un forte spirito di critica, che non risparmia nei confronti di nessuno. Vorrei che per una volta non venga premiato il bello e tenebroso protagonista che ruba il cuore della lettrice –oltre a quello della protagonista. Vorrei che per una volta l’insegnamento possa essere utilizzato subito. Non messo in un cassetto in attesa del momento giusto per farlo proprio.

 
Voto:













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7 commenti:

  1. Ciao Francy! Mi chiamo Gresi, piacere di conoscerti :)
    Ti seguo spesso, anche se in silenzio. E devo dire che, sebbene non conoscessi questo romanzo, sembra davvero carino :) Ti faccio i miei complimenti per la tua recensione :)

    Da qualche settimana, ho aperto anch'io un blog che parla interamente di libri, recensioni, novità libresche e tanto altro.
    Mi permetto di lasciarti il link, nel caso in cui sei interessata e disposta a divenire una delle mie prime ospiti :)
    http://dreamsink92.blogspot.it/
    Grazie in ogni caso per l'attenzione! :)
    Ti auguro buone letture :)

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    1. Ciao Gresi :) Mi fa piacere che tu sia uscita ''dall'ombra'' e che il romanzo ti piaccia, così come le parole che ho speso a riguardo! Ma certo che passo sul tuo blog! Grazie per avermi messo a conoscenza della sua esistenza ^^

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  2. ciao sono Roxy Admin del gruppo "blogger per passione" ti ho aggiunta anche io tra i lettori fissi e condivido il tuo post nella mia bacheca x aiutarti a crescere e dare più visibilità al tuo blog, se ti va passa per un saluto http://acolpidicarrello.blogspot.it/2015/07/sorgente-natura-dove-acquistare.html buona giornata ^_^

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    1. Ciao Roxy! Grazie mille per essere passata :) Mi fa immensamente piacere che il gruppo funzioni ^^

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  3. Complimenti per la recensione. Sembra un libro molto bello che parla di un argomento molto delicato ed importante. Lo metto nella WL anche se non esattamente il mio genere, magari lo leggerò ;)

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  4. Stai recensendo un sacco in questo periodo (benedette vacanze!), ma ciò è dannoso per la mia WL xD Questo libro lo leggerò senz'altro perché è su un tema che mi interessa e anche io ho avuto la fortuna di fare un'esperienza con dei migranti sbarcati nel paese dove vado sempre in vacanza. Certamente da me sono venuti 3 volte nel 2011 e una volta l'anno scorso (per quel che so io), diversa é la situazione di Lampedusa..

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