sabato 18 luglio 2015

Recensione: Nel mare ci sono i coccodrilli

Autore: Fabio Geda
Pagine: 155
Prezzo di copertina: 10.00  euro
EditoreBaldini & Castoldi


Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia.


Enaiatollah ha avuto il coraggio di vivere. Non stiamo parlando di un semplice protagonista di un romanzo perché in realtà Fabio Geda ci narra una storia vera attraverso le parole di un ragazzino alla ricerca della libertà. Una libertà che al suo paese non avrebbe mai ottenuto. Tanti non hanno la possibilità di raccontare il loro passato; Enaiat rappresenta ognuno di loro, coloro che non sono riusciti ad essere considerati ''rifugiati politici'', che non sono nemmeno giunti a destinazione -morti a causa delle condizioni disumane del viaggio-, che hanno perso le sperare ancora prima di arrivare per il dolore di una perdita. Eppure nessuno esita a giudicare, seppur non sapendo niente del loro trascorso; il pregiudizio è forte. Comincia a farsi strada dentro di noi nel momento in cui accendiamo la TV e ci ritroviamo a guardare con un'espressione infastidita e accigliata quelli che per noi sono quasi invasori. Vediamo solo dei semplici barconi, non le vite segnate dal tormento che contengono. Sappiamo cosa c'è dietro a questo incubo, che non riteniamo nemmeno tale?


Non usare droghe, nemmeno quelle che appaiono innocue e che ti attirano con il loro buon odore. Sono tutte trappole che rovineranno solamente la tua salute e quindi la tua esistenza. 
Non usare le armi, mai prendere in mano niente che possa nuocere alla vita di un uomo; se ti istiga conta fino a tre, rilassati. Non pensarci.
Non rubare, possederai solamente ciò che avrai guadagnato con un faticoso lavoro e non imbroglierai gli altri. Sarai generoso con loro.

Una storia che comincia così; con una mamma che fa promettere al figlio di comportarsi bene. Mai Enaiat si sarebbe immaginato che quegli insegnamenti li avrebbe dovuti mettere in pratica da solo a partire da lì a poco. L'Afghanistan non è un posto sicuro in particolar modo per una famiglia minacciata dai talebani! Così la madre abbandona per amore il suo bambino in Pakistan dove comincia il lungo viaggio per la liberà del nostro protagonista; non capiremo mai dove abbia trovato la forza -a soli dieci anni- di compiere un tragitto che a noi occidentali sembra frutto della fantasia di un autore, come se si trattasse di uno di quei romanzi in cui il piccolo eroe è alla ricerca di una grande avventura. Purtroppo è tutto vero. Ci sono bambini che lottano per tenersi la propria vita, non per ottenere una macchinina rossa esposta nella vetrina di un negozio.

Afghanistan, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia, Italia. Un percorso segnato dal lavorare come uno schiavo, dal nascondersi e dal fuggire come un criminale. Enaiat ha fatto tutto pur di salvarsi. Lavorare come venditore ambulante in Pakistan. Viaggiare rischiando di soffocare rinchiusi in un furgone pieno di persone con la voglia di ricostruirsi una vita. Faticare per mesi in un cantiere edile dell'Iran per ripagare il passaggio. Essere in pericolo davanti alle minacce di violenza della polizia nel confine con la Turchia. Attraversare le montagne mangiando un uovo e un pomodoro al giorno, sottoposto a condizioni estreme. Dover abbandonare e vedere morire i compagni di viaggio. Passare tre giorni e tre notti sdraiato al buio nel doppiofondo di un camion. Partire per la Grecia su un gommone con un buco che lo scotch non può riparare. Lavorare alla costruzione del villaggio Olimpico ad Atene per racimolare i soldi per recarsi in Italia. Nemmeno l'Italia è un posto sicuro in mancanza di permesso. Enaiat è stato fortunato nella sua sfortuna; è riuscito ad ottenerlo. Si è ricostruito una vita, mattone dopo mattone...imparando la lingua, iscrivendosi a scuola, facendosi degli amici e parlando del suo pellegrinaggio travagliato durato mesi. 
I coccodrilli nel mare non ci sono. Ma rappresentano il pericolo che può essere reale nonostante non se ne abbia la certezza; i bambini come Eniat non hanno una madre che li rassicura dicendo loro che non c'è nessun mostro sotto il letto quando di notte si svegliano dopo un brutto sogno. Questo ragazzo ci ha insegnato che non si sa come sia possibile cambiare vita così, senza pianificazione. Lo si fa e basta, per il bisogno di respirare un'aria migliore. La sua storia ci ha insegnato che prima di giudicare bisogna conoscere a fondo perché il pregiudizio nasce dalla paura, che a sua volta cresce non sapendo. L'informazione del telegiornale non basta perché le notizie di bombe esplose, di guerre interminabili, di morti e di bambini feriti ci addolorano senza mai entrare veramente dentro di noi. 
Voto:















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9 commenti:

  1. Libro molto interessante e bella recensione ricca di emozioni. Prendo nota :)

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  2. Un libro davvero, davvero, davvero molto interessante. Finalmente si parla di questo argomento dal loro punto di vista e non dal nostro. Brava, una bella recensione ;)

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  3. Ciao Francy carissima sembra un libro insolito e molto molto carino. Non lo conoscevo .....
    Grazie per il tuo post che me lo ha fatto conoscere.
    Volevo chiederti se potevi aiutarmi. Questo mese il Rifugio in Net Parade è riuscito ad arriva 2° in Top 80 una cosa davvero difficile e che richiede un sacco di voti. Volevo chiederti se potessi votare per il mio blog in Net Parade per cercare di arrivare alla prima posizione - cosa possibile probabilmente questo mese ..... ma ho bisogno di tutto l'aiuto possibile. Dimmi quando voti che saprei come ringraziarti :-) http://www.net-parade.it/cgi-bin/votazione.aspx?utente=maramaya
    Vota senza giudizio e mail - con mail e giudizio devi dare conferma via mail e puoi una sola volta al mese - senza mail cliccando su Si confermo voto puoi una volta all'ora. Vota se puoi, quando puoi, più che puoi. Mi faresti un grossissimo piacere.
    Buona domencia e un bacione grande

    Ciaooo ed a presto al Rifugio

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  4. Bellissimo il Dr Jakyll e Mr Hyde - Amo Stevenson che è uno dei miei autori preferiti <3

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  5. E' da troppo tempo che voglio prendere questo libro. Forse ora è davvero il caso di darmi una mossa.

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  6. Ho letto solo recensioni positive di questo libro! Eppure, non l'ho mai acquistato. Forse, dopo la tua bella recensione, sarà la volta giusta ;)

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  7. Sembra un bel libro, infatti io odio le persone che giudicano senza sapere.
    Posso capire forse che sia difficile in un periodo di crisi accettare che ci siano stranieri che cercano quel lavoro che anche molti italiani non hanno, ma anche noi italiani siamo stati migranti e, anche se accolti con fatica, col lavoro siamo riusciti a riscattarci. Bisogna dare le stesse possibilità e magari la nostra forza sta proprio in loro.
    Aggiungo anche questo libro alla WL e spero di leggerlo presto.

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  8. la mia WL dopo questa recensione .. cresce !!!complimenti !

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  9. Bellissimo libro!!

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