lunedì 24 agosto 2015

Recensione: 3096 giorni

Titolo: 3096 giorni
Autore: Natascha Kampush
Pagine: 295
Prezzo di copertina: 17.50  euro
Editore: Bompiani
Natascha Kampush ha dieci anni quando viene rapita. Troverà la libertà dopo 3096 giorni, oltre otto anni dopo, riuscendo a fuggire dall'appartamento in cui veniva segregata. Il rapitore, disperato per l'abbandono, si suicida. Il loro non era, infatti, un "semplice" rapporto di violenza e sottomissione. Tutta la lunga prigionia alterna momenti di violenza a momenti di tenerezza. Il rapitore vede crescere Natasha, la vede trasformarsi da bambina a ragazza. Le concede a un certo punto di uscire dalla cantina in cui era rinchiusa, per salire nell'appartamento di lui e farsi un bagno, talvolta invitandola nel suo letto per avere affetto e tenerezza, ma poi la picchia e la umilia, arrivando a negarle il cibo. L'atteggiamento dell'uomo (che per altri versi le concede di disegnare, di usare il computer) è simile a quello del mitico Pigmalione, disgustato dalle donne reali e deciso a costruirsene una perfetta con le proprie mani. Il loro lungo rapporto va avanti così per più di otto anni: Natasha riesce evidentemente ad avere un ascendente su di lui, in un rapporto di dipendenza reciproca che gli psichiatri conoscono. Fino a che Natasha, dopo molte riflessioni, decide di "abbandonarlo" e di fuggire, trovando finalmente la libertà e, lentamente, una sua nuova vita. Quasi normale.

Natascha Kampusch è stata rapita mentre andava a scuola il 2 marzo del
1998, all'età di dieci anni. Il suo aguzzino l'ha tenuta prigioniera nella
segreta di una cantina per 3096 giorni.
Il 23 agosto 2006 è riuscita a fuggire con le sue forze.
2 Marzo 1998. Una bambina come tante altre esce dalle calde lenzuola del suo lettino, si sciacqua il viso ancora addormentato e si veste. Poi esce di casa, percorrendo una delle tante strade di Vienna per andare a scuola Ma non attraverserà mai quella strada, non la supererà; quella sensazione di terrore, quegli occhi bassi e al contempo guardinghi e quel corpo goffo arriveranno dritti dritti nella mente di quell'uomo dallo sguardo vuoto adagiato su un volto che sembra innocuo. Per Natascha è l'inizio di un incubo che la risucchierà per otto lunghi anni. Zac. In meno di due minuti si ritrova in trappola, tra le braccia del suo aggressore. Zac. In altri due è in trappola quel camioncino bianco che la polizia non riuscirà mai a trovare. Zac. Ora è nella sua nuova casa; una prigione sotterranea posizionata lontano dal mondo grazie ad un stretto corridoio, spranghe di ferro, una massiccia porta di cemento armato e una scala grazie al quale si potrebbe riaffiorare in superficie. Il mondo di una bambina di dieci anni, che dovrebbe mangiarsi tutto ciò che la circonda con fare curioso, adesso è limitato a pochi metri quadrati di cella, senza passato e soprattutto senza futuro. Natascha trascorrerà l'infanzia tra quelle quattro mura, disegnando sui muri ciò che le ricorda la sua vecchia casa, scrivendo di nascosto lettere alla madre che in fondo sapeva non sarebbero mai giunte a destinazione, implorava un po' di compagnia, giocava con un vecchio computer e studiava per non restare indietro col programma. Natascha diventa adolescente insieme al suo aguzzino; si immerge nelle storie dei bei romanzi che le vengono procurati da Wolfie -nomignolo dello psicopatico, in particolare in quella di Alice, anche lei costretta in mondo che non gira come dovrebbe; ascolta canzoni in radio e si emoziona davanti alla piccola televisione posizionata nella sua cella. Ma il tutto viene limitato da quell'uomo, a tratti buono ma la maggior parte dominato da quella crudeltà presente la mattina del rapimento. Natascha diviene donna; l'arrivo delle mestruazioni, la costrizione a cucinare gli stessi piatti della madre di Wolfgang seguendo alla lettera la ricetta, il dover essere al contempo la donna di casa -addetta alle pulizie, ai pasti ecc...- e la sua schiava, che la aiuta nei lavori pesanti. 

Questa ragazza della periferia di Vienna ha superato tutto questo solamente grazie alla sua forza, più volte affievolitasi ma mai scomparsa completamente, poiché la voglia di vivere e vedere ciò che c'era fuori era troppo forte. Ritrovare i parenti, gli amici; vedere posti nuovi. Una vita normale, insomma, è ciò che desidera. Un'esistenza senza violenze. Ma il mondo che attende Natascha non è limpido come quello che sperava; viene catapultata al centro di ogni telegiornale internazionale, interrogata varie volte da giornalisti e poliziotti e addirittura accusata di essere affetta della suddetta Sindrome di Stoccolma che porta ad avere una visione positiva del proprio aguzzino tanto da giustificare addirittura ogni suo comportamento. Con questo libro -dove parla con lucidità e freddezza a tratti- smentisce queste voci infondate benché dichiari che è impossibile odiare colui che ti dà da mangiare. 
Se siamo in grado di pensare come lei ciò non è più così assurdo. E' una bambina, poi una ragazza, e infine una donna che vede per otto anni un solo essere umano; volente o nolente è costretta a instaurare con lui un rapporto: odiarlo significherebbe morte sicura. E' un profondo disprezzo miscelato con orrore e rabbia ciò che Natascha prova. Un rapporto che oscilla in alcuni momenti anche in direzione dell'affetto quando Wolfgang Priklopil le permette di guardare le stelle dal giardino, le dona romanzi, libri, giochi -che sono la sua unica salvezza per passare il tempo, le fa scegliere la tappezzeria della cella e le fa festeggiare il Natale, con piccole decorazioni e regali, e il diciottesimo compleanno con una gita sulla neve e una torta identica a quella che sognava. Niente può attutire il colpo del male fatto in otto anni ma dissimulare è l'unica maniera per non crollare emotivamente e fisicamente. E' incredibile quali meccanismi si inneschino in noi quando siamo in condizioni estreme, come se fossimo programmati per abituarci a tutto, anche al male. 
Questo libro potrebbe essere stato scritto da Stephen King; in realtà non è un romanzo ma una biografia che non nasconde la verità benché Natascha dichiari di voler tenere per se almeno un grammo della sua sfera privata in quegli anni: è giusto che non si senta del tutto denudata dalla sua misera esistenza trascorsa dagli otto ai diciotto anni. Non ci racconta nei dettagli gli abusi sessuali che ha subito -nonostante dica che sono meno di quelli dichiarate dai media- ma si limita a elencare le violenze. Elenca i lividi viola, le tumefazioni, i legamenti rotti, gli arti gonfi, il viso escoriato come fossero parte di una lista della spesa, senza coinvolgimento emotivo: in questo modo sembra che se ne liberi man mano che li scrive: quando subisce questi maltrattamenti non è più lei, ha la grossa capacità di sapersi estraniare
'3096 giorni' è un libro crudo che in molti non sono riusciti a concludere per l'atrocità del contenuto ma che ci apre gli occhi sulla società in cui viviamo che non sappiamo vedere davvero; non sappiamo cosa succede dietro la dolce facciata di una casetta dall'impeccabile giardino fiorito. Cosa nasconde la vita di persone dal volto dolce? E a cosa può portare un cervello danneggiato psicologicamente
Siamo vittime di un mondo che, dice la Kampusch, “ha bisogno di criminali come Wolfgang Priklopil, per dare un volto al Male che vi risiede e per scinderlo da se stessa. Ha bisogno delle immagini delle segrete nelle cantine per non dovere guardare alle tante case e ai giardini, dove la violenza mostra il suo volto conformista, piccolo borghese. Usa le vittime di casi spettacolari come il mio per non sentirsi responsabile delle tante vittime dei crimini di tutti i giorni che rimangono senza nome e che non vengono aiutate, neppure quando chiedono aiuto.”
Mi sento quasi incolpa ad attribuire cinque stelle a '3096 giorni' perché è come dare un giudizio riguardo l'incubo di Natascha e poiché vedere una dolce faccina con gli occhi a cuoricino che sorride al solo pensiero del libro non è proprio la sensazione esatta che rimane dentro di te mentre leggi l'ultima frase, benché un'insegnamento importante è che la forza di volontà è potentissima se unita alla voglia di vivere. Se siete particolarmente sensibili e non vi sentite nel momento adatto a leggere una storia di quest'impatto emotivo non fatelo; sappiate solo che nessuno di noi può giudicare la vita di qualcun'altro, in particolar modo se si parla di abusi, violenze e reclusione.
Voto:

6 commenti:

  1. Un'analisi perfetta, Francy!! L'ho letto anche io qualche anno fa, e ricordo ancora la sensazione di oppressione e di impotenza nel leggere quanto Natasha fosse vicina fisicamente a casa e quanto però ne fosse lontana emotivamente, completamente alla mercé di quell'uomo che ha cambiato la sua vita per sempre!
    È vero poi che la psiche umana, specialmente nel caso dei bambini, attua dei meccanismi inaspettati per sopravvivere e mantenere un barlume di lucidità, fino a negare l'evidenza delle violenze peggiori, quelle psicologiche!
    Spero che Natasha ora stia meglio, il riflettore mediatico si è ormai spento da anni e ha avuto la possibilità di rifarsi una vita...La abbraccio da lontano!

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  2. è un libro "tosto", perchè racconta fatti terribili e VERI, che una povera ragazzina ha vissuto sulla propria pelle e nella propria anima... Io l'ho letto e mi è rimasto impresso in modo impressionante...
    Tornare a vivere normalmente dopo certe esperienze che mai nessuno dovrebbe fare non è semplice.. ma io confido nel fatto che Natasha sua una ragazza forte...!

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  3. L'ho letto e devo dire che ora leggendo la tua recensione ancora mi vengono i brividi, hai ragione non è facile giudicare un libro di questa portata, certo che Natasha ha dimostrato la sua forza d'animo ancora una volta dando prova di coraggio scrivendo questo libro, e forse per lei è stato veramente un dare libero sfogo ai suoi pensieri e liberarsi di tutte le violenze subite, sicuramente un libro da leggere quando ci si sente pronti per affrontarlo. Non da leggere a cuor leggero.

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  4. non l'ho letto. ma credo lo farò, prima o poi, se trovo lo stomaco necessario. è terrificante, tutto, compresa la pressione che i media hanno esercitato su questa povera ragazza, che, nonostante la sua forza, sarà statà esanime, dopo essere uscita da quel posto infame. Che ottima recensione, comunque, complimenti, assolutamente profonda e dettagliata!
    Baci
    Minerva

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  5. Wow... sono rimasta veramente impressionata. Non ho parole, davvero. Non ho mai letto questo libro e non so se attualmente ho il coraggio di farlo, ma sono convinta che presto recupererò questa lettura. A volte ci si lamenta della propria vita dimenticandoci che nel mondo ci sono realtà molto più crude e disperate della nostra piccola esistenza quasi perfetta... Bella recensione, davvero.
    Un bacione :*

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  6. Mamma mia che roba...questo libro deve essere abbastanza tosto ma grazie alla tua recensione sicuramente lo leggerò...Ciao Francy

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