domenica 2 agosto 2015

Recensione: Etica per un figlio

Autore: Fernando Savater
Pagine: 125
Prezzo di copertina: 8.00  euro
Editore: Laterza


"Non è vero che un'etica laica, senza assoluti e senza miti, non può fornire modelli educativi efficaci. Savarer lo dimostra: la moralità è autonomia, capacità di non sottomettersi, amore di sé nel senso migliore del termine. Un libro intenso ma anche amichevole, che genitori e maestri dovrebbero leggere e commentare insieme ai loro figli, discepoli, amici adolescenti." (Gianni Vattimo)


Il senso della vita? Primo, cercare di non sbagliare; secondo, cercare di sbagliare senza abbattersi. Questo il principale insegnamento del filosofo spagnolo; in fondo tutto ciò che facciamo ha come scopo vivere, trascorrere un'esistenza segnata da momenti di luminosa gioia e periodi in cui siamo costretti ad attraversare un tunnel pieno delle nostre paure. L'importante è sapere riprendersi, andare avanti. Parlando di etica con parole semplici riesce a parlare di felicità e di come questa possa essere ottenuta vivendo con gli altri. Etica per un figlio vuole essere un manuale di vita senza troppe pretese, una lettura leggera ma nello stesso tempo capace di lasciarti dei piccoli insegnamenti che ognuno può scegliere di accogliere dentro di sé o meno. Per esempio ci invita a non avere fretta, approfittando comunque di ogni occasione spiegandoci il suo significato di un detto latino: Carpe Diem non vuole dire che devi cercare oggi tutti i piaceri, ma che devi cercare tutti i piaceri dell'oggi. 
Perché è male ciò che è male?  Che vuol dire trattare le persone come persone? Cosa rende 'umana' la nostra vita? Cosa ci fa paura a proposito dei piaceri? E sulla morte? Domande che non ci poniamo mai direttamente e che forse non necessitano nemmeno di una risposta, ancor meno chiara e oggettiva però il punto di vista di Savater non può che sorprenderci con la veridicità delle sue affermazioni. Siccome nessuno è in grado di sapere tutto, non possiamo che accettare con umiltà che in tante cose siamo ignoranti ne è un esempio: una frase chiara e schietta.


Esistono discipline che si studiano semplicemente per il desiderio di conoscere cose nuove; altre per apprendere a fare qualcosa o a utilizzare qualche strumento; e la maggior parte servono per trovare un lavoro e guadagnarsi la vita. L'etica sta nel mezzo; non serve necessariamente a racimolare un po' di soldi per condurre un'esistenza migliore ma non è nemmeno una disciplina che si studia per conoscere cose nuove, anche perché ciò di cui si occupa l'etica è come se fosse intrinseco a noi, proprio perché analizza la nostra stessa vita e i suoi piccoli-grandi problemi. Ed ecco che da questo saggio per ragazzi escono riflessioni che -se fissate nella mente- potrebbero realmente fare da guida al giovane lettore che ancora ha tanto da imparare dalle sue esperienze... certamente non si attinge tutto dai libri, nemmeno se parlano di come comportarsi, come in questo caso. 

Una buona parte del volume tratta del fatto che la nostra vita deve essere umana: ciò che la rende tale è proprio trascorrere attimi della propria vita con altre persone, alcune delle quali la pensano nel nostro stesso modo altre con cui invece sarà più difficile confrontarsi a causa delle convinzioni sostanzialmente diverse. Proprio per questa differenza non si deve tenere in considerazione la celebre frase ''Fa' agli altri ciò vorresti fosse fatto a te stesso'': ognuno ha interessi, pensieri, peculiarità che lo rendono strano agli occhi del resto del mondo. Il primo dei diritti dell'uomo è quello a non essere la fotocopia del vicino, a essere più o meno strani. E non hai diritto di obbligare l'altro a smettere di essere 'strano' per il suo bene, a meno che la sua 'stranezza' non consista nel danneggiare il prossimo in modo lampante...
Noi esseri umani ci umanizziamo a vicenda trattando le persone come tali e non come cose, creo le condizioni perché anche loro mi diano in cambio quello che solo una persona può dare ad un'altra persona.
Trattare le persone come persone consiste nel tentare di metterti al loro posto, di adottare il loro punto di vista. Se non ammettessimo che esiste qualcosa di fondamentalmente uguale tra noi (la possibilità di essere per un altro quello che l'altro è per me) non potremmo scambiarci neppure una parola. Dove c'è scambio c'è anche il riconoscimento che in un certo modo apparteniamo a quello che ci sta di fronte e l'altro appartiene a noi...
 
Il premio di un'azione virtuosa sta nell'averla compiuta è una frase di Seneca usata dallo scrittore per introdurre l'interrogativo di ciò che è bene e ciò che è male. Parla di bugie, di sofferenza, di piaceri e di sesso in più capitoli, sempre accompagnati da citazioni di personalità importanti che in precedenza avevano trattato nelle loro famose opere di questi temi, su cui noi umani abbiamo sempre riflettuto. 
Rivolgendosi al figlio dichiara che se costretto a scegliere tra le sofferenze della vita e i piaceri della morte preferisco senza dubbio le prime...appunto perché quello che mi piace è godere e non perire! E' dunque sempre male soffrire, se significa essere ancora in vita e poter risollevarsi dal dolore ed essere più forte di prima? Provare qualcosa è sempre meglio di non sentire niente. E le bugie? Etichettate come l'emblema della persona crudele e senza scrupoli sono poi così immorali se aiutano -seppur momentaneamente- a sentirsi meglio? La bugia è una cosa negativa, perché distrugge la fiducia nella parola data -e tutti abbiamo bisogno di comunicare per vivere in una società- e rende le persone nemiche; a volte però sembra che sia utile o produttivo mentire per ottenere qualche piccolo vantaggio. O magari per fare un favore a qualcuno. Per esempio: a chi è affetto da un cancro incurabile è meglio dire la verità sul suo stato o è preferibile ingannarlo per lasciargli vivere serenamente le sue ultime ore? La bugia non ci è utile -è una brutta cosa- ma a volte sembra darci risultati positivi. 
Parlando di ciò che ci rende felici, anche solo per un istante, ci mette in guardia: stare bene non deve diventare una colpa davanti alla sofferenza altrui ma una ragione in più per aiutare. A chi ti dice che i piaceri sono una forma di egoismo perché mentre tu godi c'è sempre qualcuno che sta soffrendo, rispondi che è giusto aiutare l'altro a smettere di soffrire per quanto è possibile, ma non è sano provare rimorso perché non stiamo soffrendo anche noi o perché noi stiamo godendo e l'altro vorrebbe ma non può. In più ci apre gli occhi sul pregiudizio davanti a molte cose, a volte considerate più illecite di quanto in realtà siano, come per esempio si nota nel passo seguente: Nel sesso, in sé e per sé, non c'è nulla di più 'immorale' che nel mangiare o camminare in campagna; e' chiaro che qualcuno può comportarsi immoralmente col sesso (usandolo per danneggiare un'altra persona, per esempio), ma lo stesso si può dire di chi mangia il panino del compagno di banco o preparare attentati terroristici durante le sue passeggiate. Gli animali sono quelli che usano il sesso solo per procreare, così come usano il cibo solo per nutrirsi e l'esercizio fisico solo per mantenersi in salute. 
Partendo dal presupposto che se agisco bene diventerà sempre più difficile agire male perché diventa qualcosa di simile all'abitudine lo scrittore ci sprona combattere con i denti al fine di non diventare imbecilli; per il filosofo non lo sono coloro che possiamo occasionalmente chiamare tali per scherzare, usandolo come sinonimo di stupidi o stolti. Niente a che vedere con ciò. L' imbecille dal latino baculus, che significa bastone, è uno che non zoppica nei piedi ma nell'animo. Esistono vari tipi di imbecilli: quello che crede di non volere nulla, quello che crede di volere tutto, quello che non sa cosa vuole e non si disturba a cercare di capirlo, quello che sa di volere -sa anche perché- ma senza energia è pauroso o debole, quello che vuole con forza, è aggressivo, ma si lascia depistare.
Il principale motivo per cui scrivere questo romanzo è per dedicarlo al figlio, per insegnargli a vivere a scegliere; noi uomini siamo liberi di fare questo. Scegliere. Ma ogni volta che prendiamo una decisione ciò ci lascia un'impronta in noi stessi, prima di lasciarla nel mondo che ci circonda perciò è indispensabile avere la rara capacità di SAPER scegliere, accettando quindi le conseguenze delle nostre azioni responsabilmente: La libertà è una cosa seria perché ogni atto libero limita le mie possibilità di scegliere e realizzare una di esse. La libertà non consiste nel poter scegliere ciò che ci succede ma nel rispondere a ciò che accade in un modo o nell'altro; nonostante questo non è doveroso in ogni occasione prendere tutto TROPPO seriamente perché il rimorso è un mostro che divora ci divora per il semplice fatto di non aver fatto qualcosa: Non c'è punizione peggiore che rendersi conto che uno sta ostacolando con i suoi atti quello che vorrebbe davvero essere
Uno dei motivi delle tue azioni è che io ti dico di fare tal cosa. E questi motivi li chiameremo ordini. Altre volte il motivo è che sei abituato a fare sempre quel tal gesto, lo ripeti senza pensarci e vedi che intorno a te tutti si comportano così abitualmente: questo insieme di motivi li chiameremo proprio abitudini. In altri casi -la pedata alla lattina, per esempio- il motivo sembra essere l'assenza di motivi, quello di cui hai voglia, il puro desiderio. Se d'accordo a chiamare il perché di questi comportamenti capriccio? Lascio da parte i motivi più brutalmente funzionali, quelli cioè che ti induco a quei gesti che compi unicamente come mezzo per ottenere qualcos'altro: scendere le scale per arrivare in strada anziché saltare dalla finestra, prendere l'autobus per andare a scuola, usare una tazza per bere il caffelatte, eccetera...
Se ti dico ''Fa' quello che vuoi'' sembra che in qualche modo ti stia dando un ordine, ''fai questo e non altro'', anche se ti impongo di agire liberamente. Che ordine complicato se lo esaminiamo da vicino! Se obbedisci, disobbedisci (perché non fai quello che voi ma quello che voglio io che ti do l'ordine); se disobbedisci, obbedisci (perché fai quello che vuoi invece di fare quello che io ti ordino... ma è esattamente questo che ti sto ordinando!). 
 
Insomma, nonostante l'unica cosa su cui siamo tutti d'accordo è che non siamo tutti d'accordo, ritengo che Etica per un figlio possa piacere a tanti per il suo contenuto importante ma mai pesante; certamente a tratti ha bisogno di un pizzico in più di attenzione ma la scorrevolezza delle frasi é adatta target a cui è indirizzato il saggio: frasi come Quello che mi interessa non è se c'è la vita dopo  la morte, ma che ci sia vita prima. E che questa vita sia buona, non semplice sopravvivenza o continua paura di morire L'egoista finisce per comportarsi come se fosse il peggior nemico di se stesso o ancora Non posso credere che chi non ha bisogno di niente possa amare qualcosa e non posso credere che chi non ama nulla possa essere felice abbracciano realtà a cui dobbiamo far fronte quotidianamente e che perciò ci toccano da vicino, senza voler dare una risposta ai grandi interrogativi dell'uomo.
Cerca sempre di fare quelle scelte che ti apriranno poi un maggior numero di altre opzioni possibile e non quelle che ti mettono con la faccia al muro. Scegli quello che ti apre: agli altri, a nuove esperienze, a diversi modi di essere felice. Evita quello che ti chiude e ti sotterra.
 
Voto:

2 commenti:

  1. Ciao dolcissima sono passata per un salutino!!!!!!ultimamente tra impegni e caldo allucinante non riesco spesso neanche ad accendere il pc!!!!...non vedo l'ora passi questo caldo tremendo!Ti mando un bacioen grande!!!!!!!<3

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  2. Interessante e sembra che sia perfetto per colui al quale il filosofo lo ha indirizzato, cioè un figlio, che suppongo stia crescendo. Spero di riuscire a leggerlo quando ricomincerà la scuola, dato che non è lungo...

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