martedì 22 settembre 2015

Recensione: Venuto al mondo

Titolo: Venuto al mondo
Autore: Margaret Mazzantini
Pagine: 531
Prezzo di copertina: 15.00  euro
Editore: Mondadori
Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d'amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L'avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L'assedio di Sarajevo diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola.

Questo 'Venuto al mondo' era sempre stato uno di quei romanzi che vedevo in libreria e lasciavo lì. Una trama poco chiara ben impressa sull'azzurro di un mattone di cinquecento pagine. No. Proprio una lettura che non avrei mai fatto. E poi la locandina deprimente del film nel momento in cui non mi ricordavo nemmeno più dell'esistenza del libro. Beh, ecco. Nemmeno questo mi aveva aiutato. A volte una bella lettura arriva così. Per caso. 
Venuto al mondo era in cima alla libreria della casa delle vacanze, impolverato e abbandonato sopra dei classici ormai scoloriti. Lui spiccava grazie al colore. La noia forse. Forse è stata proprio lei che mi ha fatto salire sulla sedia scricchiolante per prendere quel libro che sovrastava gli altri. Una noia sparita subito, appena le pagine mi hanno divorato, mentre corrodevano il mio cuore da lettrice con un acido troppo forte per non fare male. Il romanzo della Mazzantini in realtà non lascia addolorati, lascia straziati. Non senti proprio dolore; credi di essere vuota, di quel nulla che non si può colmare. Le tue emozioni si annullano, un po' come accade a Gemma e a Diego durante quella guerra di cui nessuno parla mai. Un particolare che vi assicuro non nota solamente un'amante dei romanzi storici ma chiunque cominci ad entrare nell'ottica della perdita, comprendendo che i cecchini vedono ogni persona come una pedina del grande gioco della vita, come un ostacolo da distruggere. E basta che il dado gli sia favorevole e una bomba pone fine alle gioie e ai dolori di una vita innocente. Attimi catturati dalla scrittrice così come dal fotografo delle pozzanghere, cioè il nostro Diego, che ama la sua professione e il ricordo tanto da rischiare di perdere tutto, percorrendo le strade distrutte di Sarajevo per cogliere la vita nell'acqua stagnante delle pozzanghere.

E' stato più facile prima correre sotto le granate che dopo passeggiare sulle macerie.
L'assedio di Sarajevo viene immortalato ripetutamente, con la gente che esce da una casa dove non torna più, con bambini che si addormentato cullati dal rumore delle bombe e poi il nulla. Se non macerie e disperazione. E anche dopo trent'anni Gemma non riesce a ripercorrere quelle strade senza pensare che i sarajeviti sono stati costretti ad erigere sopra polvere di cemento e resti di esplosivo altre case, altri negozi. Altre vite; sono ancora poche le persone che non hanno visto la faccia crudele della Morte, arrivata all'improvviso sul treno dell'assedio iniziato nel '92. Solo la nuova generazione, quella dei bambini capricciosi e dei ragazzini strafottenti, hanno questa fortuna. E noi occidentali? Ecco. Anche noi. Ma si può chiamare forse fortuna il non sapere? L'ignoranza? Quanti conoscono l'evento passato alla storia come 'massacro di Markale' del 5 febbraio 1994 in cui morirono 68 civili: innocenti che si reggevano ancora sulle proprie gambe nonostante il dolore per la perdita dei propri cari ed erano lì, tra la triste folla del mercato di Paese, a vendere e ad acquistare per sopravvivere.
Ma quanto una guerra ti può cambiare? La costante paura di saltare in aria, l'incredulità davanti a corpi immobili sul ciglio della strada, l'angoscia di vedere chi si ama tra quelli. Una risposta che può dare solo chi ha attraversato quest'inferno, quindi non posso che essere felice di non poter soddisfare un quesito simile. Diego però un po' porta il lettore a pensare che la guerra -il dolore- è una cosa che ti modifica fino al midollo; il ragazzo dagli occhi brillanti di voglia di vivere, il sorriso di un bambino e dalla battuta sempre pronta per far ridere gli altri vede l'orrore e muta, come un serpente che perde la pelle allo stesso modo Diego perde la sua personalità. Non la recupererà più perché i mostri di quell'assedio saranno sempre pronti a bruciare dentro i suoi occhi. E' impossibile dimenticare tutta quella sofferenza. 
"Ma tu come fai ad essere sempre così felice?" "Semplice, mi fa schifo la tristezza."
Il disgusto verso la tristezza è quasi il motto di Diego e quando essa prende il sopravvento lo sconfigge, lo fa marcire ed i suoi occhi si infossano in occhiaie di dolore. Per Gemma invece la guerra è meno terribile perché non la soffoca; ci sono vicende di cui verrà a conoscenza solamente alla fine del romanzo, quando anche il lettore si scioglie davanti a notizie così sorprendentemente terribili, benché riferite a eventi avvenuti durante la guerra. Questa donna si sente una donna a metà; per lei non poter diventare madre vuol dire essere privata di ciò che ognuna di noi dovrebbe possedere; desidera ardentemente un figlio, un bimbo con gli occhi lucenti del padre e con la sua spensieratezza: per lei un figlio è già nel padre, ragazzo dentro ragazzo. L'autrice sa cosa vuol dire essere madre, crescere una famiglia, e sa cosa avrebbe voluto dire non avere quei ragazzi nella propria vita: così il desiderio di Gemma riesce ad essere realistico, divenendo ossessione, odio verso quelle donne che allattano i propri figli e li fissano negli occhi ancora chiari mentre accarezzano la piccola testolina ancora morbida.
Grandi personaggi, gran libro, brutta storia addolcita dalla forza delle parole dell'autrice, che riesce a sottolineare la differenza tra i protagonisti che vivono in maniera differente: Gemma è una donna, una madre mancata, che vuole costruite una famiglia normale. Diego è nato bambino e quella fanciullezza farà sempre parte di lui. Venuto al mondo fa piangere e fa riflettere. Perché le persone della mia età e non solo non sanno niente su questa guerra che ha frantumato i sogni e le speranze di tanta gente?
"Mi dice che sua nonna era cieca. «Era di dodici anni più vecchia del nonno. Lui la vedeva passare in bicicletta,un giorno è caduta in acqua, non aveva visto il mare, il nonno ha ripescato lei e la bicicletta. Sono rimasti insieme tutta la vita. Il nonno è morto, la nonna è ancora lì. Non si fa aiutare, riesce a cucinare, a fare tutto. Quando vado a trovarla mi prepara le trofie, centra la pentola d'acqua bollente meglio di me che ci vedo...» «Cosa c'entra tua nonna?» «Niente, era per dirti che gli amori che sembrano assurdi certe volte sono i migliori... per dirti che ho solo cinque anni meno di te, che sono affidabile come mio nonno... che morirò prima di te perché le donne campano di più... era per dirti di non sposarti, piccina. Di scegliere me. Sono il tuo ovulo cieco.» 
Voto:

4 commenti:

  1. Libro doloroso e indimenticabile.
    E' uno dei miei preferiti, indubbiamente.

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  2. Un libro che ti lascia davvero un dolore atroce.. un vuoto dentro..
    Quando ho intrapreso questa lettura non riuscivo più a staccarmi dal libro, era impossibile!
    Uno dei migliori libri che abbia mai letto, davvero!
    Ho visto anche il film, e ci sono state tante altre lacrime..
    Un libro che consiglio a tutti di leggere!

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  3. un romanzo meraviglioso, a me ha regalato emozioni intense; è uno di quei libri che mi son rimasti dentro (qui c'è la mia recensione: http://chicchidipensieri.blogspot.it/2015/04/recensione-venuto-al-mondo-di-margaret.html)

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  4. Sono sempre più curiosa di leggerlo, sono sicura che mi piacerà un sacco!

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