martedì 22 dicembre 2015

Recensione: Ciò che inferno non è

Autore: Alessandro D'Avenia
Pagine: 317
Prezzo di copertina: 14.00  euro
EditoreMondadori

Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l'estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. È l'intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, 'u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello dettato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa... Con l'emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D'Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino.

Palermo. Estate 1993. Federico si prepara per quel viaggio in Inghilterra dei suoi sogni, che aspettava da tanto. Lui è un sognatore, da grande vuole diventare qualcuno capace di emozionare con le parole, di riuscire a tirar fuori da sé e dal mondo l'essenza solamente utilizzando la poesia e la letteratura che tanto lo affascinano nei suoi studi di liceale. 
Per lui, che vive nella Palermo luminosa, dove il mare batte cristallino sugli scogli dove i bagnanti prendono il sole con gli occhi rilassati sotto gli occhiali scuri, dove i ragazzi possono aspirare a divenire ciò che desiderano col cuore, dove si può contare sull'appoggio della scuola, di una famiglia, degli amici...beh, per lui il dolore, l'amore sofferto, gli abusi, la violenza esistono solamente in quei libri che tanto ama e si sforza di interpretare. Ma la luce produce necessariamente ombre, un'oscurità rappresentata dalla parte di Palermo da cui le persone che si definiscono per bene vogliono stare alla larga: Brancaccio. Quel quartiere malfamato in cui cammini per strada con la testa bassa, non rinunciando a guardandoti in giro con fare guardingo per paura di essere aggredito da qualcuno. Lì pure i bambini sono criminali, corrotti da una società in cui non hanno scelto di vivere. Lì dove le madri non hanno la forza di amare i loro figli, troppo frustrate dagli abusi sessuali a cui gli uomini costringono loro. Lì dove non c'è amicizia, ma solo delle bande di criminali in cui ogni membro pensa solamente a salvarsi la pelle nel momento in cui l'altro è in difficoltà. Qui vige la legge del più forte. Qui vige la legge della mafia.

Nonostante la brutalità di un argomento tanto attuale e vicino a noi Ciò che inferno non è parla di speranza che certamente si cela dietro gli orrori di avvenimenti intollerabili ma che comunque rimane tale anche lì, all'Inferno. Lì dove entrare significa non potere più uscire. Lo sa bene Federico e lo sa ancor meglio Padre Pino Puglisi, anche se lui di lasciare quei ragazzi all'Inferno non ne vuole proprio sapere. Crede che fin quando ci sia qualcuno disposto a combattere con tutta la forza di cui l'amore è capace ci sarà speranza, benché la mafia è pronta ad uscire dalla sua tana per avventarsi su di lui, così come qualsiasi altra persona che minaccia i loro diritti da parrini. Il siciliano con ogni sua forma dialettale rende il tutto più aspro, più vivo, quasi palpabile come se il problema fosse proprio davanti ai nostri occhi; c'è quel Mii piazzato all'inizio delle frasi che indica l'incazzatura che arriva e ci sono quei detti che paiono arabo agli occhi del lettore non meridionale. Uno squarcio di Sicilia presa così com'è, con la sua luce e il suo buio. I modi di dire sono accompagnati da un linguaggio più maturo rispetto al romanzo d'esordio dello scrittore Bianca come il latte, rossa come il sangue, che comunque avevo amato; si potrebbe trattare sia di un'evoluzione nello stile ma potrebbe derivare dal fatto che qui si parla di un fatto di cronaca, dove le cose sprezzanti devono apparire come tali ad ogni costo. 
Uno pezzettino di recensione devo dedicarlo certamente a Federico, quel sognatore che proprio non concepisce la presenza di un male tanto grande quanto la mafia. Ma le persone come lui non vivono tra le nuvole per sempre; ad un certo punto cominciano a lottare impetuosamente per i propri sogni, perseguendo con ogni briciolo di forza i loro obiettivi, anche quelli che altri considererebbero anche inutili da provare a raggiungere. Federico è quel genere di ragazzo che non si incontra mai per strada, un po' perché pochi sono a diciassette anni gli uomini sensibili, un po' perché quelli come lui sono gente timida, gente che non si capisce al volo senza entrare nelle loro vite. E' uno di coloro che sacrifica il proprio sogno per quello di un altro, perché capisce che in quello altrui c'è in ballo una cosa grossa, che lui per fortuna non rischia di continuo: la vita. Il tempo è la cosa più preziosa che possiamo donare agli altri, anteponendo i bisogni altrui ai nostri. Però il nostro Federico ci insegna che ciò è importante anche per crescere, per capire, per fare esperienze che, per quanto difficili, ci segnano... donare qualche ora della nostra vita a chi ne ha bisogno ci arricchisce e basta.
Qualche riga, benché mi manchino le parole, la devo scrivere pure su 3P: Padre Pino Puglisi. Non tanto al personaggio quanto alla persona da cui si ispira e che D'Avenia è stato in grado di riprodurre alla perfezione. E' la prova che fare la differenza si può ma che può costarci la vita. Ci insegna ad amare senza pensare alle conseguenze. Ci dice che il male è da evitare ma non da fuggire con un timoroso sguardo basso. Sapere che alla fine ci è riuscito davvero, a far costruire quella dannata scuola media per dare un'istruzione a chi impara le crudeli regole della strada scalda il cuore.
D'Avenia si riconferma uno dei miei autori preferiti, nonostante abbia letto solo due romanzi su tre; non potrei non considerare tale qualcuno capace di farmi sottolineare una frase dopo l'altra, senza interruzione, come se avesse colto l'essenza di ogni situazione vista dagli occhi di un adolescente. E' evidente che, essendo insegnante di lettere, ci sa fare sia con i ragazzi sia con le parole. Vi lascio un breve assaggio di ciò che vi porterà la lettura di Ciò che inferno non è.
L'inferno è pura sottrazione. E' togliere tutta la vita e tutto l'amore da dentro le cose.

La vita gli pare simile a quelle equazioni nel libro di matematica di cui puoi leggere il risultato in basso a destra, tra parentesi, ma il procedimento non gli riesce mai, e lo preoccupa che meno per meno dia più e meno per più meno. Il meno è sempre di mezzo.

C'è un treno da prendere, oltre la barriera che delimita la paura. Un treno che, dovunque ti porti, ti sputa fuori dall'inferno.

Gli uomini sono diversi dai maschi. I maschi vogliono una parte di quella donna. Gli uomini vogliono quella donna. I maschi sono disposti a concedere un po’ di amore, per avere sesso. Gli uomini vogliono l’amore, e il sesso ne fa parte.

Inferno sono strade da cui non si vedono le stelle, perché non è concesso alzare gli occhi.

Inferno è l'amore possibile ma mai inaugurato
Impariamo tutto. Ci insegnano tutto.invece l' amore che è la cosa più importante e più difficile nessuno ce lo insegna. Eppure se non lo imparo resti un analfabeta della vita!

Rimpiangeremo di non aver detto abbastanza “ti amo” a chi avevamo accanto, “sono fiero di te” ai figli, “scusa” quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione. Abbiamo preferito alla verità rancori incancreniti e lunghissimi silenzi. Poi rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi era sempre lì, proprio perché era sempre lì. Eppure il dolore a volte ce lo aveva ricordato che nulla resta per sempre, ma noi lo avevamo sottovalutato come se fossimo immortali, rimandando a oltranza, dando la precedenza a ciò che era urgente anziché a ciò che era importante.
 
Voto:







8 commenti:

  1. ciao!
    io di d'Avenia li ho letti tutti e tre. Bianca come il latte e cose che nessuno sa, ti dirò, non mi hanno esaltata. Belle parole, bella scrittura, ma ho sempre l'impressione che comunichi poco.
    Invece questo mi è piaciuto tantissimo, è uno dei libri più belli del mio 2014, e la storia fra Federico e Lucia resta uno degli amori più ver,, e più dolci, e più drammatici, di sempre. E Lucia resta una figura femminile coraggiosa, e pura, e con una durezza mitigata da un'estrema dolcezza che d'Avenia ha reso benissimo.
    Sai, a Pasqua sono stata a Palermo, e davanti alla tomba di don Pino mi sono commossa. Anche sul luogo doe ci sono state le stragi di Falcone e Borsellino, però la tomba di don Pino^mi ha strappato una lacrima, e ho pensato a Federico e al suo petrarca, e a Lucia coi suoi bambini di BBrancaccio.
    E tutte le parole meravigliose che d'AVenia ha speso su palermo... cristo, che spettacolo.
    ti abbraccio, e ti aspetto sul mio blog perché c'è un giveaway che mi ha fatta pensare a te :)
    baci
    Minerva

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    1. Passo subito da te per il giveaway, grazie per aver pensato a me! :) Sono felice che il libro ti abbia coinvolto a tal punto da migliorare un'esperienza come la visita ad una città, già bella in sé :)

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  2. Ciao! Io non ho mai letto niente di D'Avenia ma ne ho sentito parlare davvero benissimo. Conoscevo questo libro solo di vista perché è in ogni libreria, ma la tua recensione così appassionata mi ha davvero incuriosita. E l'estratto ha delle parole così scelte con cura che mi ha fatto battere forte il cuore.

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    1. Le frasi sono bellissime, è vero ♥ Grazie!

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  3. Ciao Francy! Non ho mai letto nulla di questo autore, prima o poi lo farò! Bella recensione! =)

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  4. d'avenia è bravo, mi piace molto!
    devo leggere anche questo!

    buone feste!!

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    1. Eh sì, sa proprio farci con le parole! :D Buone feste anche a te :)

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