sabato 26 marzo 2016

Recensione: Cercando Alaska


Titolo: Cercando Alaska
Autore: John Green
Pagine: 394
Prezzo di copertina: 16.00  euro
Editore: Rizzoli
Miles Halter, sedici anni, colto e introverso, comincia a frequentare un'esclusiva prep school dell'Alabama. Qui lega subito con Chip, povero e brillantissimo, ammesso alla scuola grazie a una borsa di studio, e con Alaska Young, divertente, sexy, attraente, avventurosa studentessa di cui tutti sono innamorati. Insieme bevono, fumano, stanno svegli la notte e inventano scherzi brillanti e complicati. Ma Miles non ci mette molto a capire che Alaska è infelice, e quando lei muore schiantandosi in auto vuole sapere perché. È stato davvero un incidente? O Alaska ha cercato la morte?


Avrei preferito ritrovarmi seduta nella mia stanza, con questo stesso schermo davanti agli occhi e con le stesse idee per la testa poco dopo la fine della lettura del libro ma non ce l'ho fatta: sicuramente il poco tempo che ho in questo periodo è la causa principale però una miglior motivazione è che volevo rendere omaggio ad un romanzo simile, concedendomi qualche giorno per riflettere sulle cose che avevo imparato da Miles e i suoi amici. La situazione però mi è sfuggita di mano e ormai i dettagli nascosti tra le righe sono offuscati, per fortuna il resto non lo è. Parlare di Cercando Alaska è d'obbligo; il primo romanzo pubblicato da John Green, in cui comunque non c'è la minima traccia di acerbità di quello che si potrebbe definire autore emergente. Le parole sono molecole di ossigeno: non possiamo fare a meno di leggere perché quello che ha da dire non è mai noioso né tanto meno banale. E poi c'è quell'ironia di fondo capace di donare freschezza ad una storia che non si può senz'altro definire adolescenziale. Non è una storia che si può riassumere, quella di Cercando Alaska o sarebbe meglio dire che riassumerla non serve proprio a niente. Quello che succede non è il fulcro di ciò che John cerca di comunicarci; è soltanto il pretesto per presentarci delle tematiche troppo complesse per essere svincolate totalmente da una trama che le affronti passo passo, nelle diverse fasi.

Apprezzo i romanzi così. Diretti ma mai troppo da sembrare eccessivi, e con quella sottile vena poetica che percorre le righe con un inchiostro nero che tinge direttamente il cuore. Lo stile di John Green è diverso da quello dell'italiano D'Avenia -autore che amo alla follia, non fraintendetemi-, che dipinge dei quadri armoniosi con frasi difficili; c'è più realtà qui, non c'è alcun filtro. Lo scrittore statunitense ci sbatte in faccia quello che sono i giovani d'oggi, come me o come chiunque altro tra i migliaia di ragazzi che affollano le strade per inseguire il loro Grande Forse. Oscilliamo tra il bianco e il nero, passando per le sfumature indefinite di un grigio che è la vita, in quei momenti che non siamo in grado di definire belli o meno. Siamo fatti di pregi e difetti; gli sbagli sono all'ordine del giorno e forse prima dei trent'anni sono ancor più frequenti. Jonh Green non crea nessuno stereotipo; non esiste un ragazzo normale perché ognuno è diverso, diventato ciò che è grazie ai pochi anni che ha alle spalle. Non è detto che quello bravo a scuola sia anche l'asociale di turno, senza alcuna voglia di sorride al prossimo e di divertirsi. Non è detto che la ragazza dallo sguardo ammiccante sia la seduttrice, l'ochetta senza cervello in cerca della sua preda; forse ha solo voglia di sorridere alla vita. E quel ragazzo che passa il tempo a scarabocchiare in matita su un quadernino ormai logoro, probabilmente non è vero che non ha niente da dire: ha soltanto il suo modo di esprimersi. Sarebbe bello comprendere una persona al primo incontro ma è impossibile. Così noi entriamo nel mondo del protagonista e dei suoi amici in punta di piedi, senza disturbare questi ragazzi troppo presi dall'essere ciò che sono, comprendendoli pian piano, parola dopo parola
Miles mi ricorda molto il caro Charlie di Noi siamo infinito, un ragazzo introverso che però ha dentro un'enorme voglia di avere degli amici, che mette gli altri prima di lui stesso e che vorrebbe comprendere tutto ciò che lo circonda senza esporsi troppo al mondo. Ha sempre vissuto in una campana di vetro, al sicuro da possibili urti psicologici e non, dentro la sua ripetitiva routine quotidiana, composta da un'immutabile alternanza scuola-casa. Ora si trova in un mondo che non gli appartiene ma che vuole divorare, lasciandosi alle spalle una timidezza che troppe volte lo ha frenato. Capirà però che vivere appieno non significa soltanto sorrisi; ci sono anche dolori e ferite che non vogliono chiudersi. Ma soffrire è un effetto collaterale del crescere: è inevitabile quando ormai devi pararti dai colpi della realtà da solo.
Alaska è la sfrenatezza in persona. Lei vive per sopravvivere. Fumo, droga ma anche libri e belle frasi servono per rispecchiare il caos che ha dentro, che le scombussola il cuore fino a che non ce la fa più. E' più della ragazza irraggiungibile tanto osannata dal povero sfigato di turno. E' la fragilità che non si vuole mostrare, che si nasconde dietro un sorriso così credibile se non fosse accompagnato da occhi troppo lucidi per essere provocati da lacrime di gioia. 
All'inizio abbiamo la gioia, fatta di scherzi al responsabile del campus, di chiacchierate fino a tarda sera e di una lattina di birra di troppo. Poi questo sentimento fa spazio alla desolazione di un mistero che alla fine lascia tutto fuorché la spensieratezza dei momenti passati. La morte, d'altronde, non è facile da affrontare; farsi forza è sempre più complicato di ciò che sembra dall'esterno. 
Cercando Alaska  mi ha insegnando che la vita è inaspettata: arriveranno persone che non avresti mai immaginato di incontrare, se ne andranno amici che pensavi non avresti mai perso, ci saranno occasioni che ritenevi di non meritare, sopporterai dolori così forti che sembravano ucciderti, scoprirai che le cose importanti sono quelle che davi per scontate. Dopo tutto però tutto ciò che hai vissuto non te lo toglie nessuno: non dimenticarti degli attimi di felicità donati dalle persona a cui non rivolgi più la parola, ricorda che cosa ti ha reso più forte e quali dubbi hai potuto non risolvere senza preoccuparti troppo della conseguenza del tuo esitare. Insegui il tuo Grande Forse, convivi con il Labirinto del Dolore e non farti abbattere completamente. Rialzati, anche davanti alla morte.
They love hair because they aren't smart enough to love something more interesting 
I'm not going to be one of those people who sits around talking about what they're gonna do. I'm just going to do it. 
I wanted to be one of those people who have streaks to mantain, who scorch the ground with their intensity. But for now, at least I knew such people, and they needed me, just like comets need tails. 
We need never be hopeless because we can never be irreperably broken.

If only we could see the endless string of consequences that result from our smallest actions. But we can't know better until knowing better is useless.

Someday no one will remember that she ever existed, I wrote in my notebook, and then, or that I did. Because memories fall apart, too. And then you're left with nothing, left not even with a ghost but with its shadow. In the beginning, she had haunted me, haunted my dreams, but even now, just weeks later, she was slipping away, falling apart in my memory and everyone else's, dying again.

Last words are always harder to remember when no one knows that someone's about to die
Voto:

5 commenti:

  1. Sembra così intenso da spezzare il cuore... o magari da aggiustarlo, se ho compreso appieno lo spirito del libro! ;D
    Credo che tu sia riuscita a trasmettere la complessità del fulcro emotivo del libro, anche se sono trascorsi alcuni giorni dalla fine della lettura... perlomeno, è l'impressione che ne ho avuto io, e di sicuro mi hai fatto salire una gran voglia di leggerlo! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille Sophie per il tuo commento! Sapere di riuscire a trasmettere qualcosa con una semplice recensione, che sia soltanto la voglia di leggerlo o addirittura le emozioni dello stesso libro, è bellissimo! ♥ Spero proprio che tu abbia presto l'opportunità di immergerti in questa storia

      Elimina
  2. Ciao Francy! Che cosa buffa, neanche una mezz'oretta fa ero passata sul tuo blog per vedere i tuoi ultimi post, dato che era da un po' che non venivo perché non avevo tempo. Poco fa sono andata su fb e ho visto che avevi pubblicato questa recensione e, dato che è da una vita che voglio leggere questo libro, ero curiosa di leggere la tua recensione.
    Ultimamente ho voglia di leggere libri profondi e reali, quindi "Cercando Alaska" farebbe al caso mio, da quanto ho desunto dalla tua recensione, che mi ha fatto venire ancor più voglia di leggerlo, ma probabilmente aspetterò di finire la maturità perché il mio prof di italiano, col fatto che italiano è esterno all'esame, continua ad assegnare libri da leggere per far si che arriviamo all'esame il più preparati possibile (il che non mi dispiace, ma sono un po' operata, vorrei essere più libera).
    Ti auguro una serena Pasqua ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao :D Ed io non passo dal tuo da un'eternità, in realtà anche dal mio stesso Angolino... assenza molto prolungata, la mia :3 Questo romanzo non sparisce di certo quindi in estate avrai tutto il tempo per leggerlo! Eh, mi immagino come sarai messa per la maturità O.o E quanta mole di lavoro avrai da svolgere! Dai che ce la fai, tieni duro! Buona Pasqua anche a te :D

      Elimina
  3. Adoro la penna di John Green, anche se con Città di carta penso abbia un po' toppato alla grande. Il mio preferito resta comunque Colpa delle stelle. Cercando Alaska sono curiosissima, e poi adoro la nuova cover nera con sovvracoperta, scritto come se avessero usato un pastello e la medaglietta d'oro! Eppure... non è ancora nella mia libreria!! Sugh. Un bacione e buona pasquetta!!

    RispondiElimina

Se vuoi lascia un commento a questo post ^ ^ Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi :)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...