giovedì 14 luglio 2016

Recensione: Laggiù mi hanno detto che c'è il sole

Titolo: I was here
Autore: Gayle Forman
Pagine: 283
Prezzo di copertina: 18.00  euro
EditoreMondadori
"Mi rincresce informarvi che mi sono tolta la vita. Era una decisione che meditavo da tempo e di cui mi assumo tutta la responsabilità. So che vi farà soffrire e me ne rammarico, ma sappiate che dovevo porre fine alle mie sofferenze. Voi non c'entrate niente , è stata una mia scelta. Voi non avete nessuna colpa." Questa è la lettere che Cody riceve il giorno in cui Meg, la migliore amica di sempre, si toglie la vita bevendo una bottiglia di candeggina in una squallida stanza di un motel. Cresciute insieme, Meg e Cody erano inseparabili, non esistevano segreti tra loro, o almeno questo era quello che pensava Cody. Quando però va a recuperare le cose dell'amica nella città dove un anno prima si era trasferita per andare al college, scopre che c'è tutta una parte della vita di Meg da cui lei era stata esclusa: i coinquilini, gli amici del college e Ben. Il ragazzo con la chitarra, un sorriso strafottente e tanti, troppo lati oscuri. E poi c'è un file criptato sul computer dell'amica che una volta aperto, sconvolgerà Cody: all'improvviso tutto quello che credeva di sapere su Meg sembrerà non avere più senso.
L'adolescenza non è sempre l'età della spensieratezza. A volte è un tunnel troppo lungo per alcuni e quando non si vede lo spiraglio di luce proveniente dall'uscita ecco che ci si abbandona a se stessi. Così sopraggiungono le lacrime ingiustificate, le nottate insonni, l'indifferenza davanti alle gioie della vita: insomma, la depressione. E alla depressione segue il suicidio se chi soffre non trova un appoggio sufficientemente solido.
Famiglia e amici sono importanti nella vita di chiunque ma quando sei giovane ne necessiti ancor di più: hai bisogno di sentirti dire che andrà tutto bene, hai bisogno di essere spensierato per interminabili attimi, hai bisogno di essere amato e di amare

Cody avrebbe voluto essere quell'amica capace di strappare Meg dal vortice del suicidio ma ciò non è stato possibile. Lei non aveva realizzato che la sua migliore amica -quella che le era stata affianco per una vita- stava per abbandonare questo mondo perché soffriva. Soffriva di un male inspiegabile e soprattutto ingiustificabile dal momento che Meg sembrava aver tutto ciò che una ragazza può desiderare: una famiglia unita, possibilità economiche che le permettono di studiare presso una prestigiosa università e legami interpersonali forti. Insomma, nessun pensiero che avrebbe potuto turbarla davvero. La depressione però agisce incontrollata, colpisce chi è più debole nel profondo dell'anima, non sulla superficie. Ecco il motivo per cui ha colpito Meg. Non Cody, apparentemente non fortunata come l'amica. Una mamma che si innamora di un uomo diverso ogni settimana, un padre mai conosciuto, costretta a pagare l'affitto della casa dove abita con la madre lavorando come domestica nelle case delle famiglie dei suoi coetanei. Nonostante Cody sia vissuta di luce riflessa dall'amica, i genitori di Meg vogliono bene anche a lei come una seconda figlia. E nel momento del bisogno, ossia dopo il suicidio, è a lei che chiedono aiuto con gli occhi stravolti dal dolore.
Laggiù mi hanno detto che c'è il sole è un pugno allo stomaco, un piatto dolce amaro che avresti preferito non assaggiare. Ti spiazza e ti fa riflettere. Sei abbastanza vicina alle persone che ami? Riesci a distinguere chi vuole farti del male da chi ti vuole solo porgere la mano? Come si può desiderare morire quando tutto sembra così perfetto? Come è possibile che uno sconosciuto ti induca a suicidarti? Gayle Forman affronta con delicatezza e al contempo con foga un argomento sempre più toccato nella letteratura per giovani adulti. Sono convinta che questo non possa che essere educativo per il lettore, attento alle emozioni dei personaggi e in simbiosi con Cody, che rappresenta ognuno di noi nel momento in cui ci troviamo sopraffatti da qualcosa più grande di noi
L'autrice parla anche di senso di colpa. Quello che si impadronisce dei genitori di Meg che si chiedono dove hanno sbagliato, di Cody che ritiene di non essere stata vicina alla sua migliore amica e di Ben, un ragazzo che teme di essere stato la causa del dolore della ragazza
Una nota positiva è da riservare a Ben, un personaggio ben strutturato sia dal punto di vista psicologico sia descrittivo. Sembra fare un viaggio catartico man mano che le pagine si susseguono e che gli indizi sulla morte di Meg vengono a galla ma nel frattempo è la stessa Cody che, osservandolo, scopre che non è il ragazzo superficiale che credeva.
La forza del romanzo sta nell'essere ispirato ad una storia purtroppo vera: quella di Suzanne Gonzales, suicidatasi nel Marzo del 2003. In quell'anno il suicido era la terza causa di morte tra i giovani americani e lei è stata una vittima di questa specie di epidemia malata.
Si definiva una ragazza stufa di vivere, incapace di individuare un motivo per alzarsi dal letto ogni mattina. Aveva bisogno di aiuto ma non lo cercava. Non parlava con il fidanzato e nemmeno con i pochi amici fidati che aveva. Così ha trovato l'aiuto, ma quello sbagliato, che l'ha indotta a uccidersi nella camera di un motel della Florida. All'inizio di febbraio scrisse per la prima volta sul sito web Alt.suicide.holiday per trovare appoggio. E pian piano i suoi pensieri diventavano sempre più contorti... cercava un'assicurazione per la vita per fare in modo che la sua famiglia potesse guadagnare dalla sua morte, rifletteva sul fatto che la sua perdita sarebbe stata troppo dura per sua nonna dopo la precedente perdita del marito ma riteneva il suicidio come qualcosa che domandava di essere compiuto, cercava una amico nella vita reale che condividesse la sua idea di uccidersi e citava frasi come I am goinf to kill myself tomorrow enunciata da Richie Tenenbum. Alla fine, proprio come Meg, Suzanne non sopportava l'idea di essere viva, E l'ha fatta finita
Qui non stiamo più parlando di Meg o di Suzanne ma di tutti quegli adolescenti che vogliono smettere di vivere per un motivo o per l'altro. Non è facile comprendere una mente contorta e malata ma Gayle Forman è riuscita a creare la giusta atmosfera per rendere il tutto spaventosamente realistico anche attraverso frasi d'effetto, come le seguenti:
Anything that kills hope is a sin

You had a pile of rocks, and you cleaned them up pretty and made a necklace. Meg got jewels, and she hung herself with them

It's funny how once you start pretending, you realize how much everyone else is too.

Remember, the opposite of bravery is not cowardice, but conformity

Complicated and confused in a wholly fucked-up way is a good way to describe it. But maybe that's just how love is.

I’ve always said it’s better to be hated than it is to be ignored. Maybe on the same lines, it’s better to feel this than to feel nothing.

Sometimes you don’t even need to be in the same room for the damage to be done.
 
Voto:

2 commenti:

  1. Bellissima recensione, ho tutte le intenzioni di leggermelo in lingua originale.

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    Risposte
    1. Bravissima! Ottima decisione :) L'inglese dell'autrice poi è davvero facile secondo me. Anche gli altri due libri che ho letto (ossia If I stay e Where she went) sono risultati davvero scorrevoli, a mio parere.

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