lunedì 22 agosto 2016

Recensione: Se questo è un uomo

Titolo: Se questo è un uomo
Autore: Primo Levi
Pagine: 214
Prezzo di copertina: 12.00  euro
EditoreEinaudi
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò "Se questo è un uomo" nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

E’ uomo colui che lavora nel fango, che non sa cosa sia la pace, che impiega le sue energie per procurarsi un pezzo di panne? E’ donna colei che si ritrova privata della sua femminilità, della vitalità e della possibilità di divenire madre? Primo Levi porge queste domande nella prefazione del romanzo per poi gettarle sulle spalle del lettore, che le trasporta come un fardello per tutta la durata della narrazione. Se questo è un uomo è certamente una tesoro che ognuno di noi deve portare nel cuore dopo averlo trovato leggendo. Porta a riflettere nella maniera in cui soltanto una storia vera è capace di fare; leggere una testimonianza che descrive come fosse Auschwitz e le condizioni dei prigionieri non può che aprire gli occhi sulla crudeltà umana. L’uomo è capace di comportarsi da animale, disprezzando gli altri e sfruttando loro: ecco i deportati non sono nemmeno schiavi ma soltanto macchine, poiché svuotati dalla loro stessa essenza umana: le emozioni. Vediamo però che, anche nelle situazioni più drammatiche, c’è uno spiraglio di luce in fondo al tunnel della sofferenza… perché l’uomo -ci insegna Levi- ha dei tratti peculiari, propri della sua natura e inseparabili da essa. Per prima cosa sa adattarsi alle situazioni più terribili fin quando la vita non si trasforma in una quotidiana routine di mera sopravvivenza: non si vive in vista di ciò che verrà ma per sopravvivere. Il domani non esiste perché il domani sarà uguale all'oggi, che è stato uguale a ieri.
 

Se da una parte abbiamo i nazisti -spietati, crudeli, senza alcuno scrupolo- dall’altra abbiamo anche coloro che mantengono accesa la speranza: forse l’inferno non è l’intera umanità. C’è ancora qualcuno capace a provare pietà, a rischiare la propria vita per chi soffre senza volere nulla in cambio, soltanto perché sentono che è ciò che è giusto fare. Nel corso dell’autobiografia incontriamo persone che tendono la mano a Levi nonostante siano le prime a non stare in piedi, altre che prestano qualcosa come un coltello o un cucchiaio -cose che per noi sembrano così scontate ma per i deportati erano l’unico mezzo per arrivare al cibo- senza pretendere la razione di pane dell’altro, qualcuno disposto a lavorare con l’autore nonostante sia consapevole che la maggior parte della fatica dovrà farla lui poiché di gran lunga più forte.
Primo Levi ci parla anche di Lorenzo Perrone, muratore piemontese che viene descritto come un uomo dall’umanità pura e incontaminata. Dal momento del loro primo incontro durante la costruzione di un muro per l’espansione del campo nascerà tra i due una profonda amicizia basata su una generosità illimitata e disinteressato altruismo: Perrone ruberà cibo dalle cucine, procurerà degli indumenti caldi a Levi e si occuperà di tenere la corrispondenza con la sua famiglia. Sarà proprio grazie a Perrone che ritroverà la speranza e la forza per resistere; gli ha ricordato cosa vuol dire essere uomo e amico. Dopo la fine della guerra Levi torna a Torino e prende contatti con il suo amico e benefattore. Si occuperà di quest’ultimo fino alla fine dei suoi giorni e, alla sua morte, scelse per i suoi figli i nomi di Lorenza e Renzo per onorarlo
"Per tutto questo, non chiese né accettò alcun compenso, perché era buono e semplice, e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso. "
 "Io credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all'odio e alla paura; qualcosa di assai mal definibile, una remota possibilità di bene, per cui tuttavia metteva conto di conservarsi. "
 
L’autore, che racconta in prima persona ciò che ha passato, non cerca di commuovere il lettore narrandogli le crudeltà di cui è stato vittima ma sembra un osservatore della sua stessa vita. Con tono quasi distaccato parla delle sofferenze di tutti, non soffermandosi al piano personale: ciò ha permesso a Primo Levi di fare riflessioni minuziose che rendono il lettore partecipe a questa grande tragedia che è l’Olocausto.
Non ci parla mai solamente di lui, che è stato in grado di sopravvivere e di mantenere ciò che rende uomo un uomo: la dignità. Sono il gelido inverno, l’alimentazione scarsa, il lavoro eccessivamente duro, l’allontanamento dalla famiglia, la morte degli amici, le malattie che sembrano non voler guarire, la perdita del nome -che si trasforma in un numero-, l’igiene che non esiste, la mancanza di umani e a volte anche il caso che creano i due gruppi: chi vive e chi muore. I più fanno parte della seconda categoria e sono condannati ad una fine crudele; dopo aver passato mesi da schiavi ora vengono uccisi.
 
Se questo è un uomo è un capolavoro, un libro che ognuno di noi si dovrebbe imporre di leggere perché è un modo per avvicinarsi a quell’inferno che non abbiamo conosciuto in prima persona e comprenderlo così da non permettere che si ripeta.
"Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva."
 "Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta"
 "Accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso"
 "Poiché tale è la natura umana, che le pene e i dolori simultaneamente sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, ma si nascondono, i minori dietro i maggiori, secondo una legge prospettica definita."
 "Non abbiamo tempo di scegliere, quest’ora già non è più un’ora."
 "L’avventura è finita, e mi sento pieno di una tristezza serena che è quasi gioia"
 "Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta."
 "il nostro nome è il numero che portiamo tatuato sul braccio e cucito sul petto. "


 
Voto:

6 commenti:

  1. Ho letto LA TREGUA e SE NON ORA QUANDO? di Levi, e questo è in programma perchè semplicemente... VA LETTO!
    ciao Francy! :*

    RispondiElimina
  2. Un vero capolavoro... è uno dei libri che mi ha più segnato in questi ultimi 10 anni

    RispondiElimina
  3. L'ho letto un po' di anni fa, ma mI era piaciuto molto. Ancor di più mi è piaciuto I SOMMERSI E I SALVATI, anche se quello che hai letto tu é narrativo ed è bello dal punto di vista umano e dei sentimenti, mentre quest'ultimo è bello per l'analisi della Shoah e per i concetti espressi.

    RispondiElimina

Se vuoi lascia un commento a questo post ^ ^ Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi :)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...