giovedì 8 settembre 2016

Recensione: Il mondo nuovo

Titolo: Il mondo nuovo
Autore: Aldous Huxley 
Pagine: 364
Prezzo di copertina: 14.00  euro
EditoreMondadori
Scritto nel 1932, "Il mondo nuovo" è un romanzo dall'inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della propria individualità. 



Risultati immagini per il mondo nuovoChi di noi non ha provato ad immaginare almeno una volta di vivere in un mondo diverso dal nostro? Dove non esiste la sofferenza, dove la povertà non esiste così come la guerra. Ognuno di noi ha sognato di trovarsi in un universo parallelo, nel quale questa vita utopica è possibile
Personalmente però non mi ero mai fermata a riflettere più attentamente su ciò che una società radicalmente diversa dalla nostra potrebbe causare; analizzando il mondo nuovo con la voglia di scoprire l'idea contorta dell'autore ecco che sono rimasta in parte affascinata dalla genialità del romanzo. Non tanto dalla storia in sé che in alcuni punti appare troppo statica e inconcludente ma piuttosto dalla minuzia con cui vengono presentate le conseguenze psicologiche di un'interminabile catena di ribaltamenti all'interno della società. 
Nel corso della lettura lo stesso lettore si rende conto di quanto in profondità sia radicato in noi il modo di pensare impiantatoci dalla società in cui viviamo: Huxley ci mostra delle alternative al nostro modo di essere umani che ci appare inconcepibile. 
Risultati immagini per brave new world
Huxley ci dà modo di riflettere sulle differenze che passano tra il nostro mondo e il cosiddetto mondo nuovo. Noi tutti rappresentiamo quello che nel libro viene presentato come il Selvaggio agli abitanti di questa società tecnologicamente super avanzata: il nome di questo personaggio è John ed è il risultato di un errore. Lui è nato nel nostro mondo, da una madre, figura che nel mondo distopico non esiste tanto che la sola parola incute ribrezzo. Durante una visita al mondo nuovo rimane inizialmente affascinato da questo mondo dove tutto sembra perfetto e studiato dalle più alte menti dell'ingegneria. Però si sa: il nuovo all'inizio affascina sempre. Il problema nasce dopo, quando le sottili venature di marcio cominciano a venire in superficie: John si accorge che si trova nel bel mezzo di una società di persone senza cuore, dagli occhi inespressivi, svuotati da ogni accenno di personalità
Ecco. Quella del mondo nuovo non è più la società perfetta ma un'agghiacciante distopia, che si contrappone fortemente all'utopia che a John era parso di poter scorgere all'inizio. 
Risultati immagini per brave new worldL'eugenetica e il controllo mentale hanno forgiato una società fatta di individui identici, divisi in gruppi in base al compito che si accingono ad intraprendere: gli alfa -di colore grigio- sono coloro che comandano, i beta  -vestiti di viola- si occupano dell'amministrazione, Le tre caste inferiori sono le gamma, delta ed epsilon, meno intelligenti e con scarsa capacità di decidere e quindi incapaci nel lamentarsi della loro condizione. Vengono descritti quasi come zombie; svolgono il loro lavoro con sguardo vacuo e volto inespressivo. 
La società è celata in una nebbia di felicità apparente; si può realmente essere felici senza aver qualcuno da chiamare padre o madre? E' possibile sottoporre ai bambini giochi erotici per fare in modo che da adulti tutto ciò che riguarda quest ambito appaia loro perfettamente normale? Si può parlare di amore se il legame tra due persone è una finzione della società, destinato a disfarsi dopo poco tempo? Si può considerare gioia un'emozione provocata da una sostanza stupefacente, ovvero la soma? 
Insomma, il selvaggio è l'uomo che è schiavo dei sentimenti o colui che non ne prova?

Risultati immagini per brave new world
Non posso fare a meno di associare Il mondo nuovo al romanzo distopico di George Orwell 1984. La fantasia ha portato entrambi gli autori a creare un mondo dalla corazza perfetta che ha all'interno del marciume non da poco. Le società dei due romanzi però sono state costruite in maniera diversa e si soffermano su punti deboli dell'uomo differenti. Orwell temeva che qualcuno ci potesse privare dell'informazione, della nostra identità e della verità così da manipolare le nostre conoscenze e di conseguenza noi stessi; mentre Huxley teme che l'uomo possa ridursi ad un'estrema forma di passività. In 1984 la gente è controllata dal dolore, mentre ne Il nuovo mondo dal piacere che la soma genera nella persona. I due autori ci mettono davanti una questione piuttosto dibattuta: sono le nostre paure o i nostri desideri che alla fine ci distruggeranno?
"Egli rise. «Sì, “tutti ora sono felici”. Cominciamo con l’insegnarlo ai bambini di cinque anni. Ma non vorreste essere felice in un’altra maniera, Lenina? Nella vostra maniera, per esempio; non nella maniera di tutti gli altri»." 
"Fu come se il suo cuore fosse sparito e avesse lasciato una voragine." 
"Non si può portare a termine nulla, senza la perseveranza
"La loro tristezza era il sintomo del loro affetto scambievole"
 
Voto:

3 commenti:

  1. Bella recensione, Francy!Anch'io ho letto questo libro di recente e un po' come 1984 l'ho trovata una lettura molto bella e che soprattutto porta a riflettere, felice ti sia piaciuto ^^

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  2. Purtroppo non ho letto 1984 (anche se vorrei farlo), ma questa lettura sembra ugualmente interessante, tant'è che probabilmente leggerò prima Orwell e poi questo o viceversa.
    Inizialmente mi era venuto in mente una trilogia fantasy: "Morga, la maga del vento" perché anche qui é stato creato un nuovo mondo dove i sentimenti non esistono perché hanno portato alla distruzione della Terra, tuttavia la parte finale della recensione, nella quale dicevi della paura della passività, mi ha ricordato una filosofa, Hannah Arendt (che penso che studierà quest'anno). È sulla passività dell'uomo che si radicano i totalitarismi.

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    Risposte
    1. Grazie per il tuo pensiero! :) La filosofia della Arnendt mi incuriosisce molto!

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