lunedì 7 novembre 2016

Recensione: Ninni, mio padre

Autore: Roberto Sapienza/Vittorio de Agrò 
Pagine: 226
Prezzo di copertina: 16.00 euro
EditoreYoucanprint
In una serata di novembre, Roberto è davanti al computer, cercando di iniziare a scrivere un libro su suo padre Carmelo, deceduto vent'anni prima. Improvvisamente, sotto forma di un'entità incorporea, il padre gli si palesa con l'intento di mostrargli il proprio passato nei minimi dettagli: dall'infanzia, segnata da una tragedia familiare, dai successi e delusioni nello studio, in politica e in famiglia, fino al termine della sua vita, a causa di un male incurabile. Da quelle immagini, tra Roberto e suo padre, nasce un confronto dialettico segnato da forti emozioni e da animati contrasti che rivelano visioni discordi e sedimentate incomprensioni. Dopo il serrato dialogo che li coinvolge fino all'alba, Carmelo tornerà nella sua dimensione con una maggior consapevolezza riguardo alle conseguenze dei suoi atteggiamenti nella vita terrena? E Roberto, dopo quell'intensa e straordinaria chiacchierata notturna, riuscirà a scrivere quel libro su suo padre?

Accade di dover lasciar andare qualcuno troppo presto. Accade che ti svegli una mattina con la sicurezza che quella sarà una giornata come le altre ma invece succede qualcosa che non ti saresti mai aspettato. E se l'avvenimento è addirittura la morte di una persona amata il dolore comincia a far parte di noi, come un mostro che ci divora l'animo pian piano, quasi gustandosi la sofferenza che ci fa sentire. Una sofferenza che è ancor più forte quando non siamo riusciti ad amare quella persona che non c'è più fino in fondo perché non l'abbiamo capita veramente: forse le nostre ultime frasi a lei indirizzate non erano fatte di parole di conforto ma bensì lettere affiancate tra loro da conflitti irrisolti, per troppo tempo repressi. Se col tempo il dolore sembra passare, in realtà è solo apparenza perché resta dentro di noi, in un angolo remoto del nostro cuore, che batte al ritmo del rancore, che altro non è che la manifestazione di una sofferenza repressa. 

Nella vita ti ritroverai almeno una volta a ripensare ad una persona che non fa più parte della tua vita: nonostante non sia più al tuo fianco lo è stata, contribuendo a farti diventare la persona che sei oggi.
Sono certa che il momento in cui arriva notizia della morte di qualcuno con cui avevi perso i contatti sia una di quelle volte; ti ritrovi a pensare a quella volta che quella persona era stata in grado di farti spuntare un bel sorriso sulle labbra, comincia ad immaginarti come sarebbe stato il vostro rapporto se le cose fossero andate diversamente... Però quando la morte arriva spazza via tutto, in particolare la possibilità di rimediare agli errori, di placare gli animi infiammati dai litigi. Rimani con la nostalgia dei tempi passati e con il rancore per ciò che non è stato ma poteva essere.
Questo però succede nella realtà. Nei libri non è solo la speranza di poter far pace con se stessi un giorno perché un pizzico di magia è sempre possibile. Così accade che un figlio che non ha mai capito fino in fondo le scelte del padre ha una seconda possibilità perché il padre lo viene a trovare in terra per raccontargli di lui, della sua storia. Di ciò che lo ha portato ad essere ciò che era quando ancora era in vita. 
Sarò banale dicendo che ciò che conta in Ninni, mio padre non è assolutamente la trama. E' l'atmosfera che si respira che rende speciale la storia. Come negli altri romanzi dello scrittore che ho avuto il piacere di leggere ho trovato quell'attenta analisi psicologica dei personaggi che li rende quasi gli amici del lettore, perché le paure, le sofferenze, le piccole gioie della vita diventano anche sue.  Grazie a poche centinaia di pagine mi sono trovata catapultata in una Sicilia diversa da quella che conoscevo, dove l'arretratezza regna sovrana ma caratterizzata anche da una grande voglia di migliorare. 
E' un libro degno di ammirazione ma lo è ancora di più la mano da cui è uscito. Per condividere le proprie esperienze, per trattare temi che ci riguardano da vicino ci vuole coraggio ed una grande, grandissima sensibilità che si palesa in riflessioni a cui danno voce i diversi personaggi. 
Non è una storia davanti alla quale puoi rimanere impassibile. E' anche impossibile non venirne coinvolti, nonostante non pensavo fosse possibile che un romanzo con sfondo storico potesse avere una così elevata potenza narrativa. 
Vi assicuro, Lettori, che arrivata all'ultima pagina avevo il magone perché non avrei più potuto rivedere il nostro Ninni perché perduto per sempre, avevo una grande speranza che le cose potessero andar meglio per il nostro protagonista da lì in avanti, avevo la forte sensazione che una semplice storia famigliare mi avesse lasciato tanto da cui imparare. E ne sono ancora fermamente convinta.
Volevi fermare il tempo: anzi, far scorrere le sue lancette all'indietro, per rivivere quella gioventù che ti è stata negata.


Fu solo per pochi momenti, ma dentro di me sentii il gelo della morte che mi avrebbe costretto ad abbandonarvi. Una totale solitudine mi circondò, come se fossi solo in un deserto come questo, dove non esiste oasi per dissetarsi né per ripararsi dal sole. Era l'immenso dispiacere di non poter più stare con i miei cari.

Corre sempre perché, se dovesse fermarsi, forse nella sua mente prenderebbero il sopravvento fantasmi e orchi che, nonostante la fiera resistenza, lo stanno comunque logorando.

Non ci credi? Allora adesso ti dimostrerò quanto possa essere straordinariamente normale l'amore.

La vita è sempre più complessa di quanto appare a prima vista.

Il dolore, a volte, distrugge ogni forma d'amore e di rispetto.
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