sabato 17 dicembre 2016

Recensione: Il gioco dell'angelo

Titolo: Il gioco dell'angelo
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Pagine: 476
Prezzo di copertina: 12.50  euro
Editore: Mondadori
Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno: diventare uno scrittore. E quando riesce a pubblicare un racconto, il successo arriva. Ma da quel momento la sua vita comincerà per la prima volta a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona sconosciuta e inquietante. Quando David si deciderà infine ad accettare l'offerta, fattagli da un misterioso editore, di scrivere un'opera tanto immane quanto rivoluzionaria, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria...
Con uno stile scintillante e grande sapienza narrativa, l'autore de L'ombra del vento torna a guidarci tra i misteri del Cimitero dei Libri Dimenticati, regalandoci una storia in cui l'inesausta passione per i libri, la potenza dell'amore e la forza dell'amicizia si intrecciano ancora una volta in un connubio irresistibile.
Un’atmosfera soprannaturale che fa da sfondo a quella che sembra la comunissima vita del protagonista. Se avete letto L’ombra del vento, precedente a questo romanzo per pubblicazione ma dalla narrazione cronologicamente anteriore. 
Queste caratteristiche vi appariranno come più che familiari. In aggiunta molti elementi -persone, descrizioni, dettagli- fanno riferimento a quelli che il lettore ha già avuto modo di incontrare in precedenza; nonostante ciò Il gioco dell’angelo è una lettura a parte, che non necessita la lettura del volume precedente. Scelta saggia, quella di Zafòn. Nel momento in cui gli venne l’idea di comporre la saga del Cimitero dei libri dimenticati aveva in mente una struttura a labirinto, con molte entrate che però vedessero la luce nello stesso punto potendo rintracciare infatti indizi che riportano alle altre vicende. 
Se Daniel era il lettore per eccellenza, capace di farsi coinvolgere da un romanzo da diventarne quasi parte e da far sì che il suo contenuto influenzi ogni parte della sua vita, David Martin è lo scrittore per eccellenza. Un giovane che scrive per necessità, così come ogni autore che ama il suo mestiere, prigioniero di tormenti provocati dalle sue stesse abilità. Ed ecco davanti a noi due facce della stessa medaglia, lo sterminato universo dei libri analizzato a partire da due punti di vista opposti ma inevitabilmente collegati. 
L’autore gioca molto sull'ambiguità, a tratti palpabile, che avvolge di mistero ogni singolo evento: tutto avviene tra la nebbia, tutto tra le ombre. Il contrasto tra luce e ombra, tra bene e male, ha ampie sfumature che conferiscono veridicità al tutto. Mentre leggi ti senti un bambino immerso in un mondo in bianco e nero, che si lascia trasportare dalla sua ingenua curiosità in un mondo che non comprenderà mai del tutto. Però il bambino la storia se la vive con gli occhi brillanti, senza preoccuparsi della veridicità di ciò che ha davanti e delle conseguenze.
La maggior parte della storia ha luogo nel 1920, tra le strade di una Barcellona affascinante nella sua peculiarità. Dove l’antichità si scontra con il moderno e la gente cammina in uno scenario in cui il vento e la nebbia dominano, rendendo il tutto terrificante e amplificando le sempre più numerose paure del protagonista. Ne Il gioco dell’angelo infatti è narrata la vita di David Martin, fin dal momento in cui era un ragazzino dall'infanzia solitaria e segnata da perdite importanti, come quella del padre –avvenuta davanti ai suoi occhi ancora innocenti- causata dall’orrore della guerra. 
Se i primi anni non sono segnati da avvenimenti positivi, la vita del nostro David vede un’importante svolta nel momento in cui il ricco benefattore Pedro Vidal lo prende sotto la sua ala protettrice, consentendogli addirittura di realizzare il suo sogno di diventare scrittore. Ma la fama, l’agiatezza e la felicità non saranno destinati a durare a lungo: una figura demoniaca lo osserva e gestisce brutalmente le sue mosse quasi fosse un burattino dai fili pronti a spezzarsi da un momento all'altro. Costretto a lottare contro la malattia, contro altre perdite, contro la sua stessa attività letteraria David vive continuamente all’ombra del dubbio, messo al tappeto da uno stratagemma nefasto a cui è inevitabilmente collegato un volume, Lux Aeterna, il libro della morte trovato nel Cimitero dei libri dimenticati. La maledizione lo strangolerà fino ad ucciderlo? Il male gli strapperà l’anima o David riuscirà a tenersela stretta lottando con le unghie?
Il gioco dell’angelo è un giallo con elementi perfettamente in linea con un romanzo gotico: magia nera, un patto col diavolo, un libro maledetto e la pazzia. Una pazzia causata dall'incredulità, dalla tragedia che sembra perseguitare un’intera famiglia. E poi un velo di corruzione, la gabbia che intrappola lo scrittore, costretto vedere la sua stessa attività letteraria come la sua condanna. Un romanzo che merita di essere letto, la cui fine non è banale ma addirittura studiata nei minimi dettagli
Il signor Sempere credeva che Dio vivesse un po', o molto, nei libri e per questo dedicò la propria vita a condividerli, a proteggerli e ad assicurarsi che le loro pagine, come i nostri ricordi e i nostri desideri, non andassero mai perdute, perché credeva, e fece credere anche a me, che finché fosse rimasta una sola persona al mondo capace di leggerli e di viverli, sarebbe restato un frammento di Dio o di vita.

"Sai qual è il bello dei cuori infranti?" Domandò la bibliotecaria.
Scossi la testa.
"Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi."

L'invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato.

Allora seppi che avrei dedicato ogni minuto che ci restava da passare insieme a renderla felice, a riparare al male che le avevo fatto e a restituirle ciò che non avevo mai saputo darle.
Voto:




2 commenti:

  1. Ho finito questo libro una settimana fa e, nonostante mi sia piaciuto molto, ho trovato il finale un po' inverosimile e troppo fantasy. Non fraintendermi, io adoro questo genere ma in questo caso avrei preferito che non ci fosse. :/
    Comunque, il libro mi è piaciuto lo stesso e non vedo di continuare con Il prigioniero del cielo!

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    Risposte
    1. Eh va beh :) A volte anche i libri più belli hanno un finale che può lasciare un po' allibiti; ho finito Il prigioniero del cielo poco fa! Sto giusto scrivendo la recensione adesso!

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