mercoledì 21 dicembre 2016

Recensione: Il prigioniero del cielo

Titolo: Il prigioniero del cielo
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Pagine: 352
Prezzo di copertina: 12.00  euro
Editore: Mondadori
Nel dicembre del 1957 un lungo inverno di cenere e ombra avvolge Barcellona e i suoi vicoli oscuri. La città sta ancora cercando di uscire dalla miseria del dopoguerra, e solo per i bambini, e per coloro che hanno imparato a dimenticare, il Natale conserva intatta la sua atmosfera magica, carica di speranza. Daniel Sempere - il memorabile protagonista di "L'ombra del vento" è ormai un uomo sposato e dirige la libreria di famiglia assieme al padre e al fedele Fermín con cui ha stretto una solida amicizia. Una mattina, entra in libreria uno sconosciuto, un uomo torvo, zoppo e privo di una mano, che compra un'edizione di pregio di "Il conte di Montecristo" pagandola il triplo del suo valore, ma restituendola immediatamente a Daniel perché la consegni, con una dedica inquietante, a Fermín. Si aprono così le porte del passato e antichi fantasmi tornano a sconvolgere il presente attraverso i ricordi di Fermín. Per conoscere una dolorosa verità che finora gli è stata tenuta nascosta, Daniel deve addentrarsi in un'epoca maledetta, nelle viscere delle prigioni del Montjuic, e scoprire quale patto subdolo legava David Martín - il narratore di "Il gioco dell'angelo" - al suo carceriere, Mauricio Valls, un uomo infido che incarna il peggio del regime franchista...

Ogni romanzo della serie ha come protagonista indiscusso un libro. Questa volta tocca ad un classico, conosciuto anche dal lettore reale de Il prigioniero del cielo, ossia Il conte di Monte Cristo di Dumas, una copia del quale arriva tra le mani di Daniel (eh sì, proprio quel Daniel che avevamo tanto amato ne L’ombra del vento).  Una volume maledetto, destinato a Fermín Romero de Torres, un altro personaggio che mi era entrato nel cuore durante la lettura del primo volume della saga. Ed ecco che Daniel inizia a vagare sulle tracce del passato, il suo e quello dell’amico, così da arrivare a scoprire particolari inaspettati che faranno capire in quale modo Il gioco dell’angelo, secondo della serie per ordine di pubblicazione, abbia una vicenda strettamente connessa a quella che ci troviamo di fronte scorrendo queste nuove pagine.
 

Abbiamo imparato a vedere Fermìn come un personaggio dalle mille sfaccettature già ne L’ombra del vento ma qui diviene l’eroe indiscusso di una serie di improbabili supplizi, sempre e comunque restando quell’uomo con la battuta pronta, capace di trasformare una banale frase in una perla di saggezza. Questo suo modo di fare lo presenta come uno che la vita l’ha vissuta, non facendosi demolire dalle difficoltà che ha dovuto fronteggiare: Zafon non si limita a farcelo intuire ma con un lungo flashback ci riporta nel 1939. 
Se il ritorno di Fermìn non può che far nascere un sorriso sul volto del lettore, sicuramente meno gradito sarà quello del feroce Ispettore Fumero. Quest’ultimo si riconferma l’uomo disumano che avevamo già conosciuto, capace di tutto pur di vendicarsi e di vedere soffrire gli altri.
 
Memorabili anche personaggi marginali come Isabella, la madre di Daniel, David Martin, che vediamo ritornare dal secondo volume, e Julian Carax in persona che domina alcuni passaggi con il velo di mistero che continua ad avvolgerlo. Nonostante Il prigioniero del cielo si soffermi di più sulla situazione politica e molto meno sull'amore non risulta pesante; l’unico difetto è il fatto che a volte mi sono ritrovata a scavare nella mia mente per trovare passaggi dei libri precedenti per dare un senso a ciò che accadeva sulla scena.
Come sempre vi lascio alle frasi migliori del romanzo; su queste Zafòn non fa mai alcun errore. Non c’è capitolo senza una  linea che si possa considerare poetica. E, come vi ho detto, la presenza di Fermìn non può che aumentare il numero delle belle citazioni che trovate qua sotto.
Vedendo il mio amico baciare la donna che amava mi venne fatto di pensare che quel momento, quell’istante rubato al tempo e a Dio, valesse tutti i giorni di miseria che ci avevano condotto fin lì e tutti quelli che sicuramente ci aspettavano una volta tornati alla vita, e che tutto quanto era onesto e limpido e puro in questo mondo, e che tutto ciò per cui valeva la pena continuare a respirare era in quelle labbra, in quelle mani e nello sguardo di quei due fortunati che capii, sarebbero rimasti insieme fino alla fine delle loro vite
Un buon bugiardo sa che la menzogna più efficace è sempre una verità a cui è stato sottratto un elemento fondamentale. 
Ti ricordi di quei pomeriggi che passammo insieme? Ti ricordi i progetti, i sogni che condividevamo, le promesse che ci facevamo? Con nessuna mi sono mai sentito come con te. Ogni volta che bacio altre labbra penso alle tue e ogni volta che accarezzo un'altra pelle sento la tua
Gli uomini sono come le castagne che si vendono per strada: quando le compri, sono tutte calde e profumate, ma quando le togli dal cartoccio si raffreddano subito e ti rendi conto che la maggior parte è marcì.
Voto:


2 commenti:

  1. zafon crea storie e ambientazioni per me molto intriganti!!
    buone feste francy!!!

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    Risposte
    1. Eh sì! E' un mago in questo! Buone feste anche a te :)

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