Never Say Book

mercoledì 24 aprile 2019

Canzoni letterarie: le conoscete?
14:50 6 Commenti
Siamo abituati al fatto che la trama di un romanzo sia portata sul grande schermo ma poche volte ci rendiamo conto che i libri non sono un’ispirazione solamente per i film. Anche i cantanti talvolta scelgono di prendere un pezzo di una storia che li ha colpiti e di farne il punto centrale di una loro creazione musicale. Ciò che dovrebbe maggiormente sorprenderci è che sentiamo canzoni e nemmeno notiamo queste più o meno marcate citazioni letterarie: solamente dopo aver sentito dire che sì, è basata su un romanzo, ecco che le strofe acquistano un nuovo significato.

Firework, Katy Perry
Durante un’intervista per il Billboard magazine la cantante dichiarò che l’ispirazione per questa canzone le venne quando il suo ragazzo le mostrò un paragrafo tratto da Sulla strada di Jack Kerouac, nel quale si descriveva il frizzante entusiasmo di chi vuole vivere appieno la vita. Un’immagine tanto esplosiva da far nascere in line l’immagine ancor più incandescente dei fuochi d’artificio.
Baby, you're a fireworkCome on, let your colors burst

Baobabs, Regina Spektor
Questa canzone contiene riferimenti a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery. In particolare alle spine che servono per proteggere un fiore, le stesse delle quali lei si libera così da trovarsi senza protezione.
Inoltre nel romanzo il protagonista vive su asteroide e passa le giornate a sradicare gli alberi di baobab, in quanto distruggerebbero il pianeta se continuassero a crescere; allo stesso modo la cantautrice parla di un mondo in cui non vorrebbe crescere i suoi figli.
You have tamed me; now you must take me.
How am I supposed to be? I don't have my thorns


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giovedì 18 aprile 2019

La decadenza del blog
08:30 5 Commenti
Cari Lettori, come noterete sono tornata. Mi sento più che incostante in questo mondo che richiederebbe molto più tempo di ciò che riesco a dedicargli. Questo sarà un post nostalgico e mirato al confronto con chi di voi ha le mie stesse sensazioni riguardo al destino dei blog letterari.
Pochi giorni fa mi sono imbattuta nella riflessione di Denise (qui il link) e ne sono rimasta profondamente scossa perché è riuscita a mettere nero su bianco tutti i pensieri che mi affliggono ogni volta che ritorno a pubblicare: si tratta del circolo vizioso della "crisi da blogger", un misto tra il cosiddetto blocco dello scrittore e il risultato della frenesia del web.
Ho aperto il mio Angolino nel lontano 2013 e sarebbe stupido fare finta di niente: ci ritroviamo a scrivere per un pubblico diverso, che preferisce l'immediatezza di una foto pubblicata su Instagram alla completezza di una recensione su un blog letterario.
Non c'è niente di sbagliato nel mutamento ma ancora non sono riuscita ad adattarmi a questi cambiamenti che il ruolo prevalente dei social ha portato. 
Apro la mia bacheca e trovo pochi post, tanto che un paio di cambi di pagina sono sufficienti per trovare gli articoli della settimana precedente. 
Mi ricordo che qualche anno fa era impossibile leggere tutto ciò che la blogsfera aveva da raccontare: sarà che un po' di blogger che seguivo hanno deciso di chiudere, sarà che non ho trovato un numero elevato di new entry ... ma il risultato è che non c'è più il movimento di una volta. 
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martedì 16 aprile 2019

Recensione: Alice non lo sa
12:10 8 Commenti
Titolo: Alice non lo sa
Autore:
 Carmen Laterza
Pagine: 302
Prezzo di copertina: 16.64 euro
Editore: Libroza

Alice è una bambina di sei anni, curiosa e sempre allegra, che osserva il mondo con sguardo puro e senza filtri. Sua madre Roberta, oberata dal lavoro e dagli impegni familiari, cerca di non far pesare sui figli il momento difficile che sta attraversando, soprattutto nella relazione con il marito Carlo. La nonna Mimì, dal canto suo, cerca di insegnare ai nipoti che la vita va presa con leggerezza e sprona la figlia a non rinunciare alla propria felicità.Convinti che Alice sia troppo piccola per capire ciò che le succede intorno, i familiari non si accorgono che invece Alice li osserva e riesce a vedere oltre l’immagine che ciascuno vuole dare di sé. Così Alice vede la stanchezza di sua madre, il distacco del padre, i tormenti di suo fratello Riccardo, in piena crisi preadolescenziale, e la dolorosa solitudine della nonna, nascosta sotto una maschera di apparente serenità. Con la disarmante innocenza della sua infanzia, Alice intuisce quello che gli adulti le nascondono e arriva a comprendere perfino quello che essi stessi non sanno.Nel rapporto tra nipote, madre e nonna, nell’alternarsi di queste tre nuove figure femminili, Carmen Laterza indaga dunque ancora una volta il senso profondo delle relazioni familiari e affettive e, con la scrittura lucida e riflessiva che abbiamo imparato ad amare, ci dimostra che spesso la saggezza non è conquista esclusiva dell’età adulta e che la felicità è possibile, ma solo se condivisa. Perché essere felici da soli è come essere felici a metà.

Interpretiamo spesso il sorriso di un bambino come un atto ingenuo che nasce spontaneo sulle labbra di chi ancora non ha visto in faccia le difficoltà della vita. Ed invece è il loro modo di affrontarla
Alice non lo sa in realtà è una grande antifrasi che non fa altro che caratterizzare questa bimba dagli occhi vispi come un'osservatrice attenta dei bisogni 'dei grandi', coloro che la ritengono "troppo piccola per capire". Perché ammettiamolo, a volte ricordiamo momenti in cui un adulto aveva fatto notare alla bambina che era in noi quanto tempo dovesse passare prima di comprendere quel mondo ad altezza di uomini grandi, che si sono fatti le spalle larghe per affrontare a gomitate le sfide quotidiane.
Ma questo mondo non è in realtà nemmeno a misura d'uomo, piuttosto di chi sa analizzarlo e renderlo un angolo per sé. In questo la nostra Alice è bravissima: ha una madre che cerca di crescerla, una nonna che la vizia coi la sua dolcezza ed è la pulce di Riccardo, il fratello maggiore, che in fondo le dedica una grande fetta del suo cuore.
Una famiglia come tante e con problemi nascosti sotto il velo di una routine troppo frenetica per pensare a risolverli. L'unica che vive con leggerezza e sembra avere il tempo di osservare è Alice che, in tutta la sua innocenza, ha più iniziativa di chi si propone come modello da seguire. 
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martedì 27 novembre 2018

Recensione: Il nostro giorno migliore
17:000 Commenti
Titolo: Il nostro giorno migliore
Autore:
 Gayle Forman
Pagine: 200
Prezzo di copertina: 18 euro
Editore: Mondadori

A volte gli incontri che ti stravolgono la vita avvengono quando meno te l'aspetti. Un po' come l'amore. Prendete Freya, Harun e Nathaniel per esempio. Non si conoscono e le loro vite non potrebbero essere più diverse. Freya è una stella emergente della musica che ora si trova in un punto indefinito fra "l'essere sulla bocca di chiunque" e "l'essere famosa"; Harun sta progettando di scappare da tutto e da tutti e, proprio per questo, a ogni minuto che passa, si sente sempre più un codardo, un bugiardo e un pessimo figlio. Infine Nathaniel, il cui mondo sembra essere collassato in un profondo buco nero che inghiotte tutto lo spazio in cui possono esistere la luce, l'amore, i possibili dopo. Tre estranei. Tre solitudini. E un destino bizzarro che gioca con loro facendoli incontrare per caso. E che poi li spinge a trascorrere un'intera giornata insieme, incapaci come sono di spezzare la cordicella invisibile che collega i loro cuori dal preciso istante in cui si sono conosciuti. Per la prima volta nella vita hanno trovato qualcuno che capisce chi sono davvero, che percepisce la loro tristezza come fosse la propria, anche se non ne comprende l'origine. E un fatto del genere, soprattutto nel momento in cui più si sentono soli e disperati, è una fortuna, anzi un miracolo. Qualcosa che capita una volta sola nella vita. Talmente speciale da dargli coraggio e convincerli che forse è possibile rimuovere la rete di sicurezza e buttarsi, per provare a essere finalmente, e completamente, loro stessi.

Capita che ci teniamo stretti alle persone sbagliate, che continuiamo a rivolgere lo sguardo verso capitoli chiusi; perché purtroppo apporre la parola Fine non è facile. Rimaniamo talmente fissati con chi ha calpestato la nostra strada fino a quel momento da non renderci conto che a due passi da noi ci sono tante persone meravigliose da scoprire. Proprio questo mi disse un ragazzo una sera d'estate, con una spontaneità disarmante e senza sapere che era la cosa che più di tutte avevo bisogno di sentirmi dire in quel periodo. Perché chi ha perso la propria strada la ritrova grazie a delle bellissime coincidenze; così come i protagonisti del romanzo I have lost my way dove un incontro fortuito riesce a ricomporre il cammino di tre ragazzi con l'anima in pezzi. 
 Freya, Harun e Nathaniel si ritrovano in un parco di New York City nello stesso istante. Entrano in sintonia nonostante vengano da ambienti così distanti tra loro e abbiano valori che li porterebbero a fare scelte diverse se messi nella stessa situazione. In realtà ognuno di loro ha un problema differente, una battaglia interiore che non riesce a vincere tanto da pensare talvolta che sarebbe meglio finirla.
Perché essere forti è certamente più difficile che lasciarsi travolgere da problemi che appaiono insormontabili. Freya è una giovane cantante che ha perso la voce. Harun un ragazzo gay che ha paura di fare coming out davanti ai suoi religiosissimi genitori. Nathaniel non sa più vivere: il peso delle responsabilità lo ha schiacciato, aggravato dalla sua sensibilità. 

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sabato 24 novembre 2018

Come leggere di più: tra studio e lettura
20:48 6 Commenti
Il tempo non manca. E' tutta una questione di priorità. Una frase fatta che pronuncia chi vuole atteggiarsi da tutto-fare o una verità che demolisce la pigrizia? La verità piuttosto sta nel mezzo. E' corretto dire che il tempo c'è, ma non sempre si vede: l'abilità risiede nel saper ottimizzare ogni minuto della giornata. A darvi qualche consiglio, ecco una me studentessa universitaria, costretta a dividere il tempo passato sui libri tra quelli per studio -pieni di numeri, calcoli e teoremi- e i romanzi che contengono pagine di parole che scorrono dolcemente sotto gli occhi.
Scrivo per coloro che come me amano la lettura ma che talvolta arrivano talmente stremati a fine giornata da avere gli occhi che bruciano dopo aver chiuso i libri del dovere per aprire quelli per il solo piacere di leggere. Ma non solo. Anche per chi pensa Perché no? quando vede un nuovo romanzo il libreria ma poi perde l'interesse convincendosi che no, non ha abbastanza tempo. 

1. Tenete un libro sempre con voi
Un ottimo metodo per leggere di più è portare un libro ovunque. Stephen King, autore che attribuisce alla lettura gran parte del suo successo, suggerisce a coloro che vogliono seguire le sue impronte di leggere 5 ore al giorno. Il che suona irrealizzabile ma sta ad indicare che ci sono milioni di minuti nascosti in ogni angolo che possono essere sfruttati. Se all'arrivo in stazione il cartellone segnala 30 minuti di ritardo è inutile fissare la scritta, aspettando che il tempo di attesa aumenti (cosa che inevitabilmente accadrà...). Piuttosto apri la borsa ed immergiti nella tua storia; così anche se il ritardo salirà ad un'ora ti sembrerà che il tempo passi più velocemente. Questa è una delle tante situazioni in cui leggere è così facile, studiare no. Certamente non starai sottraendo tempo al tuo studio bensì trasformando una situazione poco piacevole in un momento per te stesso.

2. Lasciate lo smartphone in tasca
In situazioni di stallo come può essere appunto l'attesa, che sia del treno o del turno dal medico, è quasi automatico prendere il cellulare ed iniziare a vedere gli aggiornamenti dei nostri amici. Dire no ai social media, o meglio limitarne l'utilizzo, può aumentare i minuti passati sul nostro romanzo più di quanto possiamo pensare. Non è così facile ma provate ad installare sul vostro smartphone un'app come AntiSocial: vi consentirà di monitorare l'utilizzo che ne fate e vi renderete conto che potreste sfruttare quei minuti passati con lo schermo acceso in maniera migliore. 

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domenica 18 novembre 2018

Recensione: Dopo di te
21:25 10 Commenti
Titolo: Dopo di te
Autore:
 Jojo Moyes
Pagine: 380
Prezzo di copertina: 13 euro
Editore: Mondadori

Quando finisce una storia, ne inizia un'altra. Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina? Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata. È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l'hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita. A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare. Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com'è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.

Quando cadi a terra ti fai male. Senti un forte dolore nel punto esatto in cui hai sbattuto, dove si è aperta una ferita, man mano però sembra che si faccia via via meno intenso. Fino a quando non provi a rialzarti; fai forza prima su una gamba, poi su entrambe. Ma è ora che senti più male perché c'è qualcosa di rotto e non te ne eri nemmeno accorto. Rialzarsi è la cosa più difficile perché mettere un cerotto è roba da poco, ma aggiustare un arto è dura. Figuriamoci il cuore.
La nostra Lou si è trovata proprio col cuore spezzato, una frattura composta che le ha scombussolato la normale posizione delle parti che lo componevano: la fiducia nel prossimo si è sgretolata e l'ottimismo che la dotava di un grande sorriso vacilla sempre più.
Dopo di te si apre con una Lou indaffarata nella routine del bar di un aeroporto londinese in cui lavora dopo aver messo un freno alla sua vita. La troviamo con gli occhi spenti, nessun luccichio illumina il suo sguardo mentre, dalle ampie vetrate, guarda decollare gli aerei pieni di gente che invece sta vivendo appieno ciò che i giorni offrono loro. 
I suoi sogni sono volati via con Will e lei non può farci niente se non sa sognare senza l'uomo che ama al suo fianco. Si ricorda delle risate che condividevano, della complicità che dimostravano nei piccoli gesti, del loro essere diversi ma quasi complementari e non fa altro che pensare che tutto ciò avrebbe potuto continuare ad essere se solo quest'uomo l'avesse amata abbastanza da non dire basta alla sua vita.
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mercoledì 24 ottobre 2018

5 anni di noi
20:00 5 Commenti
Ricordo l'emozione di quel 24 ottobre 2013; mi gettai in questo mondo di carta e inchiostro senza sapere che avrebbe fatto da filo conduttore della mia vita, un diario dei miei pensieri e dei vostri. C'era tanto entusiasmo quando, per la prima volta, toccai il pulsante "Pubblica". Non avevo grandi aspettative, volevo un posto che mi appartenesse ma che nel contempo potesse essere un rifugio per quei lettori in cerca di un'opinione. Arrivarono i primi commenti e seguirono le prime recensione, quasi un pasticcio di parole masticate male. Ci sono post che sarebbe il caso di revisionare, che a rileggerli arrossisco dall'imbarazzo, ma non lo faccio perché significherebbe forzare il cambiamento di una me più piccola, sicuramente più immatura e inesperta. Ma non ha senso cambiare il passato e nemmeno pensare di farlo, se non si ha niente di cui vergognarsi sul serio. Ciò che invece mi spiace sul serio e non riuscire a dedicare il tempo che il mio Angolino si meriterebbe; vorrei curarne ogni dettaglio, riuscire a stare al passo con mille attività e letture contemporaneamente e prestare attenzione a voi, Lettori, soprattutto a chi mi ha accompagnato durante questa avventura su blogspot
La frenesia della vita da universitaria e di ragazza normale, con tanti impegni e poco tempo, fa sì che l'amore per la lettura debba essere riservato ad un piccolo pezzetto. Però la voglia e la passione che il primo giorno erano qui, nel primo post, vi assicuro che non se ne sono andati. Ed è grazie a chi mi legge e alla perseveranza del mio blog di rimanere nonostante tutto e nonostante le assenze che questo amore prosegue.
Grazie per esserci. E auguri a me e al mio piccolo Angolino di mondo.
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