Recensione: Storia di un corpo - Never Say Book

giovedì 21 maggio 2020

Recensione: Storia di un corpo


Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell’io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: la voce stridula della madre anaffettiva, l’odore dell’amata tata Violette, il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d’uva. Giorno dopo giorno, con poche righe asciutte o ampie frasi a coprire svariate pagine, il narratore ci racconta un viaggio straordinario, il viaggio di una vita, con tutte le sue strepitose scoperte, con le sue grandezze e le sue miserie: orgasmi potenti come eruzioni vulcaniche e dolori brucianti, muscoli felici per una lunga camminata per Parigi e denti che fanno male, evacuazioni difficili e meravigliose avventure del sonno. Con la curiosità e la tenerezza del suo sguardo attento, con l’amore pudico con cui sempre osserva gli uomini, Pennac trova qui le parole giuste per raccontare la sola storia che ci fa davvero tutti uguali: grandiose e vulnerabili creature umane.
Affidare i propri pensieri alle pagine di quaderno a righe non è poi così raro, purtroppo ormai fuori moda ma c'è ancora qualche anima che sente la necessità di parlare ad un foglio bianco
Si riversano momenti che diventeranno nostalgici ricordi, fatti di cronaca che accompagnano la quotidianità e vediamo mutare i nostri rapporti con gli altri. Il nostro corpo però pare immutato; alla fin fine quello che importa è che la mano abbia la forza di impugnare la penna e tracciare fili di inchiostro. 
In Jorunal d'un corps invece il protagonista è proprio il corpo ed il tempo che lo trapassa facendogli assumere le gracilità di un bambino, le forme acerbe di un adolescente, quelle mature di uomo arrivando infine alla decadenza dell'anziano. 
Un diario scritto a cadenza irregolare nell'arco di settant'anni in quegli istanti in cui la fisicità sembra un ospite impertinente nella vita del padrone del corpo stesso.
Invece Pennac mostra che non siamo noi a possedere il nostro corpo ma viceversa. Ci condiziona e subisce i condizionamenti del nostro modo di essere. Ci dona l'energia di funzionare ma ci ostacola quando non risponde più a dovere. Asseconda le nostre emozioni ma ne può essere sopraffatto, tanto che non di rado una sensazione di pesantezza ci attanaglia il cuore. 
Capitolo dopo capitolo siamo accompagnati in un viaggio alla scoperta della mutevolezza del corpo. Verrebbe spontaneo pensare che la trattazione di un argomento tanto semplice possa cadere nella banalità, invece ti sorprendi del non esserti mai interrogato su quegli accadimenti che fanno parte di noi. 
Ed ecco che la nostra voce è descritta come la musica che fa il vento quando ci attraversa e al contempo lacrime ci depurano meglio dell'acqua del lago più limpido. 
Che poi fin quando il corpo non diventa il tuo fardello quasi non ti accorgi di averne uno; forse sarà questo il motivo per cui leggendo scoprivo me stessa. O più precisamente ciò che potrò essere.
Fin quando si parlava della curiosità di un bambino e della riscoperta del corpo durante l'adolescenza la lettura scorreva tranquilla; nel momento in cui il nostro protagonista è giunto all'età adulta un senso di angoscia ha cominciato ad invadermi.
Nella mia mente ha iniziato a prender forma un'opprimente immagine degli anni a venire. E dire che non sono mai stata ipocondriaca.
I pensieri più svariati hanno iniziato a pervadere la lettura: dovrò mai fronteggiare uno di quei nemici fatto di cellule che si riproducono troppo detti tumori? Quando la mia vitalità comincerà a spegnersi e le lunghe camminate non potranno più animare le giornate di sole? A che età i primi acciacchi della vecchiaia mi faranno vacillare
Insomma, il corpo cambia e ti costringe ad accettarti così come sei; da anziano probabilmente ti sentirai così stupido al pensiero che a quindici anni la preoccupazione più grande era avere un chilo di troppo. 
Non si scopre mai abbastanza su noi stessi e anche se sembra non ci sia nulla più nulla da scrivere oltre a manuali di anatomia e articoli scientifici vi assicuro che Pennac mi ha svelato che non c'è convinzione più sbagliata. Non bastano i tomi universitari per comprenderci, così come non è sufficiente analizzare l'anima senza soffermarsi sulle ripercussioni che essa ha sul corpo. 
Accompagnandoti nella vita di uomo senza nome, questo libro è adatto a tutti coloro che hanno un corpo -come afferma lo scrittore- e un'anima per poterlo osservare con occhi nuovi.
Uscito stamattina non abbastanza coperto. Il freddo mi è saltato addosso e mi è entrato dentro. Con il gran caldo provo la sensazione inversa. L’inverno ci invade, l’estate ci assorbe.
Passiamo la vita a confrontare i nostri corpi, In maniera furtiva, quasi vergognosa. A quindici anni, sulla spiaggia, studiavo i bicipiti e gli addominali dei ragazzi della mia età. A diciotto o vent’anni il gonfiore sotto il costume. A trenta, a quaranta, gli uomini paragonano i capelli (guai ai calvi!). A cinquant’anni la pancia (non metterla su), a sessanta, i denti (non perderli). 
È difficile capire cosa ci portano via, morendo, coloro che abbiamo amato. Lasciamo stare il nido degli affetti, la promessa dei sentimenti e le gioie della complicità, la morte ci priva della reciprocità, è vero, ma bene o male, la nostra memoria compensa.

4 commenti:

  1. Deve essere una lettura molto interessante, mi piace il punto di vista ^^
    Quando parli dell'angoscia per il futuro o comunque di cose che col senno dell'adulto sembrano futili, faccio il seguente pensiero, che non c'entra tanto col libro in sè: ogni età ha i suoi problemi e le sue bellezze, non ha senso dire a un ragazzo che quello che ha lui non è un problema serio.

    RispondiElimina
  2. Mai letto Pennac, ma mi ispirano un po' tutti: compreso questo. :)

    RispondiElimina
  3. ecco, pure io ancora ho mai letto Pennac. Mi segno questo, potrebbe essere un'idea da proporre nel gruppo di lettura ;-)
    un saluto, francy :*

    RispondiElimina
  4. Innanzitutto cara Francy, ti voglio ringraziare anche qui e di nuovo dei bellissimi commenti che hai lasciato da me negli ultimi post :) Davvero grazie!

    Quanto a questo libro, trovo geniale l'idea sottostante al racconto! Geniale davvero, pensare ad un corpo che racconta una storia! Lo voglio assolutamente leggere, lo inserisco nei libri da acquistare :) Tra l'altro, nella stessa lista, ho anche l'opera "Lo zoo di vetro"; l'ho visto citare in un romanzo che ho finito da poco e mi sembra carino. Tu lo hai mai letto? È famosissimo ma devo ammettere che io non lo conoscevo nemmeno di fama :-)
    Un abbraccio :-*

    RispondiElimina

« Se tutti avessimo opinioni chiare, non esisterebbe conversazione » dunque mi farebbe piacere avere un tuo parere...

@way2themes